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benetnerilo dell’agraria s della polilica lo-scana, esteniö I’opinione che quelle rovi-nose balze potrebbero urrestarsi con ado-perare 1111 metodo non molto dissimile daquello delle sue colmate di Monte (Giont.tigrario toscano, vol. X, pag. 483).
Peiö, se il maltajone die serve di leltonlla pancliina di Yolterra., se da un canioobbliga a stare in guardia nelle locnlilapiu soggette a frenare, dall’altro cnntosomministrava qualche risorsa nelle roccesubalterne che esso scopre, io voglio dire,nel solfato di calce (alahastro), nel traver-tino, carbonnlo di calce , di Pignano, diTJIignnno, ecc., e presso la ripa della Ce-cina, donde scaluriscnno le copiose mojeregie vecchie e nuove.
Polrebbe dare un’idea della geologia diquestu cnnlrada presso la ripa destra dellaCecina il taglio del stiolo attraversulo dauna trivella nel 1832, con la mira di po-tere nvere costa un pozzo artesianoje pertultn cotesla' comunilä un opuscolo puli-blicato nel 1813 daH’ingegnere Carlo Mar-lelli, sotto il tilolo di Aqricallum, liitlu-stria e Saline vnlterrane, opera che po-trti i! lettore consulture.
In qunnto all’agricoltura della monta-gna di Vollerrn, dirö con il dcl'unto com-mendutore Lapo de’Ricci, che nscendo daYolterra per scendere alle saline stilla <>-cina (come pure da ogui ullio lato), siveggono intorno e presso la citta terrenidi colltiru piuttoslo rafTinata a wti ed olivie de’ campi suddivisi fra un grandissimonumero di coltivatori mezzajoli che lavo-rano con la zappu que’luogbi, la cui pic-colezza per altro non permeue loro dimantenervi un sufficientc numero di be-stie da frutto e da lavoro.
II citiito conte Martelli su questo pro-posito tiggiunge, che tritta la comunilä ösuddivisa in 7Ö7 proprietnrj, fra i quali,le sole Manimorte possietlono quasi unquinto di tutta la superlicie ed tum mag-gior quanlitä le famiglie nobili die nonsono in Yolterra.
Ma cotesla coltura raflinala cessa appennscompare il lufj conchigliare che per unraggio piü o meno esteso cuopre la sommittidel monte e nasconde il sollostante mat-tajone, comunque in cotesta ingrata terrache copre i linnchi di cotesta montagnal’uomo non eessi di prodigore i suoi su-dori, onde coltivarla; ma una grau parledi coteste piazze marnose appenn disco-stati mezzo miglio da Yolterra o sonocoperte di sodaglie, o sono temite a pa-stura internale, mentre nellu estiva sta-
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gione fuori di quelle ntitle piazze noncomparisee erha, talche quelle lande cene-roguole e deserte, ofl'rono nella visladell’osservatore i'idea di un bncino anticodi mare aliliandonato e sparso d’ infiniteholze e gihbositä.
Von e cotanto improdnltivo e sterile ilInfo conchigliare snperiore, dove segnata-mente nei secoli intorno al mille si colti-vavano le galle di zaflerano, al pari chenel lufo di Montepulciano ed in quellodelle colli ne pisnne stilla Ciiscina.
Talche il Giaclii nell’appendice «Ile sueHkerdie sallo slalo antico e moderno dif'ollerni, dopo nver riportato un docti-mento del 4 novembre 1209 (pagina 86).dove si parin di un pezzo di terra pian-tato a zaflerano e poslo presso la Porta» Selci fra i muri nuovi e vecchi dellacitta, soggiinise, che le coltivaziono delzaflerano in quei tempi (iorivn in Vol-terra, facendosene spesso menzione invarj conteggi e segnataniente in una mein-hrana del 4 msirzo 1236 citata nell’operastessa in notn a pag. Ö4 (vol. YI), dove sirammenta 1’enorme somma di 13 libbredi zafferano, mandato nlla Curia Ilomanu.Grande perö e la parle incolta sotto isobhorghi di Vollerra, e che tutto in-sieme il cilato Martelli fa nscendere circanlla melä del lerritorio comunitativo ecirca un quarlo di quel suolo coperto diboschi, dei quali solo uu quarto di migliodeslina ai castmgni. Talche secondo essonon reslerebbe che un quarto di coltivatoe di prateric iiaturali ed artiliciali , dallequali le api succiano quel neltare che for-nisce il delicatn, bianco e saporilo mielevolterrano, ccc., meulre i branchi di pe-core neH’inverno si pascono sul mattajouedi erbe saporite che forniscono un lalteed un cacio se non delicnto come quellodi liiicardo, eccellente al pari di quellodelle crele sanesi.
Ilispclto ai prodolti manifaUurieri un’e-stesa descrizione fu data nell’opusco'o ci-tato dal Martelli, al quäle per brevitä rin-viamo il lettore; dirö bensi con lui chetutte le sue opere principali si riduconoai lavori di alahastro ed alla fabbrica-zione del sale comtiue estralto dalle sueiMoje, su di che si e parlato all’ArticoloMoje Vouterrane.
In quanto alle nianifiimire deH’«labu-stro che pt incipiassero in Vollerra altempo degli Ktruschi, non ne lascianodnbbio i suoi gofli ipogei che in numerograndissimo si eonservano nel Museo ci-vico di cotesla citta, scopcrti tulti nei con-