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delle vicine fabbriche di bottamc per ba-
gnare i cerchi, e finalmente scaturisce nel
mare.
In questa nuova prospeltiva leggesi laseguente iscrizione:
Aqua^ductum
Et fontem iunc vetustate collapscmD. Nicolais Doxi Stracca Generalis SyndicusAd pijrblicam civium VIATORL'MQUE commoditatem.jEre Publico Reficiendum
CuRAVIT
Anno Domini MDCCLXV.
Passando a descrivere l’altra antica fac-ciata, e ben noto il culto che prestavasidai gentili ai fonti cli’eran riputati sa-cri, c li adornavano di varj oggetti allu-sivi. L 4 architctto, che di questa fontanaideö il disegno, volle rapprcsentare inessa le favole di tre celebri donne del pa-ganesimo trasformatc in fonti, e con in-gegnosa allusione finse che le acque dellastessa avessero la segreta virtii d’ispirarea chi le gustava le passioni dell’ amore,della zelotipia e della verecondia.
La facciata e di forma retlangolare, largapalmi ventiquattro ed alta sediei. Gli or-namenti sopraposti al cornicione e chevanno a fonnare come un triangolo iso-scele, sono un’aggiunta falta in epoca ino-derna e non appartengono all’antica fac-ciata. Infatti sono essi costrutti di altrasorta di pietra e propriamente di finis-simo carparo che si taglia nelle vici-nanze della cittä. In mezzo di questotriangolo sono le anni della real Gasa diSpagna, regnando nel 1860 Filippo II diSpagna e di Napoli, e nei due lati vi öScolpito lo stcmma della cittä.
L’architettura di questa prospettiva esul modello dell’ ordine corintio, espressaperö con'molta vaghezza cd eleganza; esebbene si veda oggigiorno assai maltrat-lata c guasta dalle ingiurie del tempo,nulladimeno si ravvisano ancora in essale vestigia della sua primitiva bellczza.
Si elevano dal suolo sopra le loro basiquattro piedistalli, e su di questi pog-giano altrettanti busti di statue, due dimasclii e due di feminine, che fanno leveci di quattro colonne, i capitelli deiquali poggiano sopra le loro teste chesostengono l’architrave, il fregio e la cor-nice, e che dividono la facciata in treparti eguali. Tra le quattro indicale basiche formano il priino piano della pro-spettiva, vi sono tre vasche sostenule cia-scuna da tre puttini. Eran queste desti-
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nate a riceverc le acque che vcrsavanole statue da varic parti del corpo, qualiacque si tramandavano poi per alcunipiccoli tubi collocati in mezzo di essenella grandc conca situata in piedi del-l’editicio che tuttavia si ravvisa dal pa-vimento di mattoni che solo e rimasto.
Sopra le tre vasche sono rappresen-tate in basso rilievo le tre mctamorfosidi Dirce , di Salmace e di Biblide.
Nella prima divisione, a man sinistradi chi guarda, si vede Dirce distesa sulsuolo col capo poggiato sul destro go-mito. Essa versava le acque dalle mam-melle e da varie altre parti del corpo.Vi son due tori rilevati sul muro a leivicini, ed alquanto piü sopra Bacco chesostiene con le mani il tirso sugli omeri,e col manto che pendegli dietro, indi-cante forse la pelle del leone Nemeo, dellaquäle pregiavasi tanto di andar rivestito.
Sopra la testa di Bacco si legge il se-guente distico.
Antioqua Rabic Alca Stillant Membra Furorem
Zelotypam Caveas Qui Bibis Hane Phrenosin).
Il virtuoso arlefice semlira che conquesta favola abbia inteso ispirar orroreper la passione della gelosia.
Sul prolilö dell’architnivc si legge laparola Zelotypiae, cioe cicqua Zelotipiae.
Nella seconda divisione, ossia nel mezzodella facciata si rapprescnla la favola diSalmace, ninfa najade, la quäle non po-tendo render sensibile il giovinetto Er-mafrodito ligliuolo di Venere e Mercurio,pregö i niuni che de’loro corpi se neformasse un solo, conservando ognuno ilproprio sesso. Esauditi i loro voti, si ve-dono scolpili sulla vasca i due corpi cheversavano le acque da varie parti. Venereal di sopra sembra interessarsi pel suofigliuolo, tenendo nelle mani l’estremitä diuna catena che lega ed annoda i due corpidistesi, guardando un picciol Cupido, chesta a man destra nell’atto di vibrar glistrali su i corpi degli amanti.
Sulla testa di Venere si leggono i se-guenti distici, che sono F epigramma ICdel poeta Ausonio :
Salmacis optato concreta est Nympha maritoFoelis Virgo sibi si seit inesse virum.
Al tu formosae juvenis permiste puellaeBis foelix unum si licet esse duos.
Sul profilo dell’ architrave si legge laparola Amoria.