GAL
Sortendo il solc ncl di seguentc 17 mag- |gio, squadraronsi i Vencziani sul conti-nente o principiarono coli’ arligiieria abattere la ciltä, facendo lo stesso dallaparle di mare, con continuo rimbombo dicannoni, ed un denso fumo cstcndcva ilterrore sino ai luoghi vicini. Riusci ai Ve-neziani di fare delle granili aperture inpiü luoghi del castello e nella muragliasul porto, tenlando furiosi l’assalto. I cit-ladini difendcvansi valorosamcnte, con-correndo tu Ui sulle mura a bersagliarce ad allonlanare gl’ inimici, per quantopolcvano con quclla poca artiglieria cheallora csislcva. Anclie le donnc gallipo-litane nei varj altacchi mostrarono il lorocoraggio, subcntrando ai posti dei mortio feriti, e per la mancanza di arrni lan-ciavano pietre c versavano olio bollentecontro agli aggressori.
La niattina del giorno 18 si spedironoda Lecce e da altri luoghi della provinciaduecento soldati per soccorrcre Gallipoli;ma giunli sopra del monte, che or dicesila Serra di Nardö, conobbcro l’impossi-bililä di poter entrarc nella citlä, percheoccupato il continente dalle truppe ne-miche. Scoprendo i Yeneziani il soccorsoche cercava approssimarsi, s’impegnaronocon impelo inaggiore ad un secondo as-salto, ma furon di nuovo valorosamcnterespinti, non ostante che il generale sifacesse avant-i animando i soldati. I cit-ladini erano giä avvilili da tante fatichee la ciltä sarebbesi rcsa in quel giornose le donnc gallipolitane non avesserocolle armi e con sassi rinnovato leprovc del loro coraggio. Si resisteadunoslinato attacco di citiquc ore, obbligandoi Vencziani a rilirarsi battuti e confusi.
Nel terzo giorno 19 di maggio, irritatoil generale Marcello, che con tanta stragede’suoi soldati non era riuscito alla resadella ciltä, c temendo un’aggressione edattacco dalla via di terra, per la genteche compariva sul monte, verso Nardö, ecredendo che i difensori della cittä fos-sero scarsi di numero, animö le sue trup-pe , assicurandole che per quel giornoavrebbero pranzato dcntro Gallipoli. Di-spose un attacco piü vigoroso e gene-rale in tutti i punti, c si principiö acca-nito combattimento. I gallipolitani rad-doppiarono il loro coraggio, cosicche tralo sparo continuo e nel maggior caloredella zußa fu ammazzato l’istesso gene-rale veneziano Giacomo Marcello da uncolpo di cannone detto colubrina, ch’eranel baluardo di S. Giorgio.
GAL 419
Per non iscoraggiare i soldati si tennecelata la di lui mortc dal suo segretarioSagrenlino, die avvolse il cadavere in uncappotto e fattolo trasportarc nella piürccondita parte della nave ammiraglia, di-vulgö clrcra slato lcggermcnto ferito , eche appena fasciato sarehbe ritornato alsuo posto. Finse aver sostituito frattantoin sua vece altro generale, Domenico Ma-lipiero, il quäle animando con ardore piügrande la soldatesca, riusci col numeroe colla forza delle armi ad impadronirsidella cittä senza cssersi divulgata la inortedel generale se non dopo la vittoria, nten-tre se i soldati ne avessero avuto primala conoscenza, forse si sarebbero disani-mati e non 1’ avrebbero oltenuta. In talincontro, al dire del Galateo: Sic se Gal-lipolitani gessere , ut nemo illos jure victosdicere possit , sed a moltitudine hostiumsuperatos.
Morirono in questi tre giorni di com-baltimento, oltre del gener;fle, circa Cin-quecento soldati veneziani e molli altricapilani, ofTiciali c distinti soggetti. Deicittadini di Gallipoli ne perirono, al diredi Angelo Tafuri, circa duecento uominie quaranta feminine, e tra questi il si-gnor Elia Ruri, Francesco Camaldari, An-tonio Arcanä, Pietro Santacchiera, Ser-magistro Sermagistri: delle donne Lato-nia Barelia, Angela Gugliehno, Maria G rassied altre.
Riportala la vittoria dai Yeneziani en-trarono audacinella cittä, ove crudelmenteprincipiarono a cominettersi uccisioni, edarsi il sacco. Ciö che non potevano to-gliere, lo rompevano e lo bruciavano.I clamori, le lagrime ed i singhiozzi deipoveri cittadini furon cotanti, che impie-tosirono lo stesso generale, il quäle seve-ramente dispose che si fosse cessato dipiü saccheggiare, e che si fosse rispetlatol’onor delle donne. Lucio Cardami ch’eradentro la cittä, scrisse ne’suoi Diarj cheuno Sehiavone per nome Francesco, aven-do disonorata e poi deruhata una donna,fu subito archibusato d’ ordine del ge-nerale.
Nel secondo giorno della conquista diGallipoli, i capi dell’ armata fecero pom-pöse esequie al generale Marcello nellacliiesa di S. Francesco, nella quäle fu de-positato il di lui cadavere. Quando perddoverono ritirarsi, lo trasportarono secoloro in Venezia .
Per circa quattro mesi che i Veneziani restarono in Gallipoli, fecero risentire aicittadini il peso delle maggiori disgrazie.