Band 
[Volume parto. Parte seconda.]
Seite
XLII
JPEG-Download
 

XMI 1?<TRODUZI0NE

qualL comhattuti e vinli in quesli lidi da Racimcro, espulsi nel 462 da Marcellino, vifondarononel 470 stabile dominio, confermato per concessione dell’imperatore Zenone nel475 e protratto senza perlurbazione lino al 534, Sotto il loro governo la Corsica vennerelta a similitudine delle provincie dell’ Africa ; tranne In confisca delle terre dci piiiricchi abitatori, le quali distribuirono fra loro, i Yandali nön si riservarono chela potenza delle armi, conservando ai loro sudditi i tribunali, le leggi e la giurisdi-zione rornana.

Nel 534 Cirillo, luogotenenle di Belisario , scacciö i Vandali dalla Corsica; ma questanon tardo a soggiacere alla dominazione di altri barbari, cioe dei Goli, che sotto Totila vi si recarono nel 551 e vi steltero sino all’ anno 554 o 556.

Nel breve tempo che i Greci erano stati nell’isola, serano moslrali non meno inso-lenti c rapaci dei Vandali stessi. Hai Goti ebbesi l’isola il governo di un conte, e fuil loro regime abbastanza moderato ed umano.

Nel 557 penetrarono nuovamente nella Corsica le armi romane condottevi da Nar-sete, e vennero i Goti costretti ad abbandonarla.

L’isola obbedi nuovamente alle leggi romane insino all’ epoea in cui fu soggiogatadai Longobardi , nel 591, i quali piombarono sti di essa tulto saccheggiando e devastando.Furono essi che distrussero colle fiainme la chiesa Tanatense o Tomitense, antichissimasede vescovile,

Dal 711 al 7 26 la Sardegna venne in potere dei Sarnceni, e la Corsica, con diversaforluna, dopo il soggiogamento di Pisa accaduto tra il 636 e il 653 , fu aggregata,neU’anno 725 sotto la dominazione Longobardica, regnante Luitprando, alla provinciameridionale dei loro impero chiamata Tuscia. 11 dominio dci Longobardi non fu graveper l’isola, come quelli che non vi operarono che la confisca delle tenute in seguito di-stribuite fra loro, delle terre deserle o abbandonate spettanti al fisco c alle curie oforse anche alle possedulc dal clero, introducendo nell’isola non poche buone leggi,le quali tahnente vi si radiearono che da essi devesi, e non altronde, ripetere le originidi alcune consuetudini invetcrate in Corsica.

Alla dominazione dei Longobardi tenne dielro in Corsica quella dei Franchi. Pipino,loro re e difcnsore dei papa, la donö con molte altrc regioni e cittä al pontefice Ste-fano 11. Ottenutone il dominio, venne in animo ai papi di conseguirne la possessione,e dopo la morte di Pipino , papa Adriano I indusse 1’ imperatore Carlo Magno ad in-viarvi un’armata perespeilerne i Mori d’Africa e di Spagna che la occupavano. Al romanoUgo Colonna venne alTidato l’incarico di reggerla e di difenderla: se poi egli e i suoi latenessero, per difetto di notizie e cosa dubbiosa. E’ perö certo che i inarchesi di Luni -giana deila famiglia dei Malaspina, discesi dal conte Bonifacio , dei marchese Adalberto,bavari di nazione, la tutelarono fino dal secolo di Carlomagno e dappoila dominarono.

1 Saraceni scacciati dalla Corsica non rinunziarono per altro alle incursioni controdi essa, e di quando in quando si condussero ad incendiarne le rive ed uceiderne emenarne in cattivitä i popoli, Perciö furono dislrutte ed abbandonate molte cittä, ecaddero in rovina Aleria, Mariana, Agilla, Nebbio, Sagona con molte altre (a. 809).

E all'irrnzioni barbariche s’aggiunsero nell’interno le discordie civili, i tumulti, non-che le inquiefe ambizioni dei baroni e genliluomini dell’isola. Protraendosi troppo lun-gamente un cosi fatlo disordine, il popolo die di piglio alle armi, e, sotto la condottadi Sauibucuccio d’Alando, nel 1002 die addosso agli oltremontani che col conte di Ci-narca calavano dai monti a sottomettere l’isola, dipoi si rivolse contro i cismontaniche tenevano oppressa la plebe; e vinti gli uni e gli altri e ridotti a libertäi contaditra Aleria e Calvi, tra Brando e Corte, decise in solenne assemblea che si creasserodei podesfä e padri de) coinune, che avessero il diritto di rendere ragione, che si col-