Sò-di S. Remigio, (b) Vuoile il nostro Bianchi lasciare all’ avventurata suapatria un solenne monumento dell’ eccellente suo pennello. Nella Chiesaadunque della Madonna di Campione , qualche poco distante da'la dettaterra chiamata Gnirli non solamente ha dipinto tutta la lei Volta ; rna lepareti ancora dal Presbiterio, e suo parimenti è il Quadro dell’aitar mag-giore. La Chiesa similmente della Madonna delta delia Caravina , distante
Nelle antiche pergamene si trova spesso Cantpeliune invece di Campilione -, oraperò comunemente Campione. Quantunque piccola sia questa terra, e la lei po-polazióne non oltrepassi le 3 oo. anime ; cionondimeno dal secolo X.II. a questa par-*te fiorirono in essa uomini grandi in varie arti ; massimamente Scultori , Architet ti , e Pittori . Il primo , di cui si abbia cognizione è Anseimo da Campione, il qua-le , come consta dai documenti della Cattedrale di Modena , [i] Sulla fine del XIf.secolo esercitava l’arte di lavorar marmi insieme di un suo figliuolo Ottavio. .En-rico poi da Campione fu insigne Scultore. Nel 1022. lavorò circa la Torre , e ilPulpito del Duomo di Modena , in cui si vede tuttora scolpita in rozzi versi la luimemoria che termina cosi
Actibus Henrici Sculptoris Cnmpionensis.
Con questo vocabolo Campionensis ha creduto Domenico Vandelli [2] indicatoCompio , castello presso Teramo nell’Abruzzo, e il Tiraboschi [ 3 ] nella prima e li-zione della sua Storia della lett. Ital. aveva scritto Carpionensis ; nella seconda poirii onobbe egli medesimo per cosa certa , che il Cnmpionensis indicava il nostro Cam-pione. Parimente una iscrizione tuttora esistente nella Basilica di S. Gian-Battistadi Monza prova , che nel secolo XIV. certo Matteo Cumpiglioncse ne fu di essal’Architetto. Questa inscrizione fu pubblicata colle stampe dal Ch. Canonico An tonio Francesco Frisi [ 4 b Trovo aippiù , che sino dal i 386 ., in cui ebbe princi-pio la gran fabbrica del famoso Tempio Metropolitano di Milano lavorarono inesso Architetti , e Artefici del territorio di Campione. Tra gli Architetti vi fu cer-to Giacomo da Campione , che operò ancora nella fabbrica della Certosa di Pa via [ 5 ]. La sola famiglia Campilionese detta de’ Buoni continuò a esercitare l’artescultoria nella delta Certosa per cento treni’ anni ; cioè dal 1600. sino al 1700.Opere in oltre di questi medesimi insigni scultori sono le due statue colossali deidue Profeti Isaia, c Geremia , che si veggono alla cappella della Madonna dell’Al-bero nel Duomo similmente di Milano ; siccome ancora tutto 1 ’ Arco , e i bassi ri-lievi dell’Altare di detta cappella. Le due colonne parimente di smisurata gran-dezza coi rispettivi loro ornati , che si veggono a destra, e a sinistra al primo in-gresso della porta grande della stessa Metropolitana Chiesa sono fatture anch’ellenodell’ eccellente scalpello de’ nostri Buoni Campilionesi. Non pochi altri antichi pre-gi di Campione si possono leggere nella recente opera , che ha per titolo. CodiceJDiplomatico Sant’ Ambrosiano delle Carte dell' ottavo t nono secolo illustrate con no-te da Angelo Fumagalli già Abate di S. Ambrogio , e Pi'esidenle dei Cisterciensi , emembro dell’istituto Nazionale. Opera Postuma pubblicata da Callo Amoretti Bibliote-cario nell’ Ambrosiana di Milano , membro dell’ istituto Nazionale della Soc. Ital.delle Scienze ec. JMLtCCCV. -
[1] V, Tirai. Star, della lett. ital. tom. V. par. 2. p. 612. nota.
[a] Medit. sulla vita di S. Gerem. p. ai 3 .
[ 3 ] Loco citato.
(41 Memoria della Chiesa Monzese Diser. III. p. 61.
[ 5 ] V. Ciul. Continuaz. part. 2.
(b) V. Tarrìum Ritratto di Milano pag. 187. e 198.