DA YONESAWA A KAEITA.
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a diversi colori. Vi sono registrale infinite regole di creanzache sarebbe lungo l’enumerare: come di non parlare all’orec-chio d’una persona, di non frugarsi nei denti collo stecchinosenza coprirsi la bocca col palmo della mano.
Il bagno fatto mi aveva ristorato, e mi sentiva proprio benee a grand’agio nell’ampio vestito giapponese, il quale per Te-state è opportunissimo ed assai più ragionevole del nostro,ridotto dalla moda a non procacciarci nè comodo nè fresco.Approfittai quindi a mio vantaggio degli usi indigeni, e giuntal’ora del riposo, colla stessa veste che indossava, mi coricai soprauno strato di candide e finissime coperte di lana tuLte nuove,stese fra le stuoje ed una specie di lenzuolo in seta che sempremeco portava. Cosi risultò una specie di letto morbidissimo, sulquale mi trovai a pieno soddisfatto, giacché punto non mi garbail modo di giacersi dei Giapponesi .
Tanto le loro stuoie sono belle di giorno, e grazioso e singo-lare e pulito il camminarvi sopra senza le calzature, altrettantosi fanno incomode e disaggradevoli durante la n tte, perchè Ttramutate in allora in letto, si presentano come nascondigli dispiacevoli insetti notturni d’ogni specie, che si generano facil-mente fra esse e le connessioni dei molti legnami che entrai! >nella costruzione delle case. E questo, pazienza ! sarebbe undisagio sino ad un certo punto tollerabile, ma ciò che mi ri-volta l’animo si è quell’esser obbligati di dormire, per non po-ter fare diversamente, su coperte di cotone o di seta, in coloreed imbottite, le quali servono ad uso di tutti e per lungo lassodi tempo, senza mai fare conoscenza col bucato. Non altrimentisi procede per riguardo alle larghe vesti a maniche, parimentiimbottite, che nelle notti d’inverno s’indossano e tengono vecidi coperte. E per quanto questi oggetti vengano del continuoesposti all’aria e diligentemente puliti e ripuliti con differentispazzole, pure per non andare sottoposti al ranno c’ è sempreda temere di vederli sorgenti di miasmi morbosi e quindi ca-paci di comunicare col loro contatto terribili malattie. Ed è inciò, come nel non usarsi biancherie di nessuna specie sullapelle, che sta forse la massima cagione del dominare malignin quella vasta regione il vainolo, la scabbia ed altre cutaneeaffezioni.