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ludi, i terreni incolti-producono per essi piante e radici pre-ziosissime , che servono alcune a compor vivande, altre acondirle. Il tutto poi sanno apparecchiare con tanta eleganza,e con sì straordinaria varietà di forme e di gusti, che è pro-prio una meraviglia.
Il latte e il burro sono sconosciuti alla cucina giapponese, ela carne vi è proibita dalla, religione. Da alcuni anni però que-st’ astensione non è ' più con eguale rigore osservato, spe-cialmente da coloro che abitarono l’Europa o che si trovanoin continuo contatto coi forestieri nei porti aperti.
Nè tovaglie, nè salviette, nè posate compaiono mai sui de-schetti , che in cambio sono soventi riccamente intarsiati.Fanno le veci delle prime alcuni fogli di carta , di cui vi èsempre dovizia : sono sostituite le seconde da due bachettine dilegno, che vengono maneggiate con molta destrezza.
La bibita usata è il thè, l’indispensabile thè, che si beve datutte le classi sociali: Le persone educate lo sostituiscono rara-mente col sahé , e quando si permettono quest’ eccezione nonne abusano mai, e lo bevono con riguardo e moderazione.
Nessuno nei banchetti si muove da posto, forse per non di-sturbare od interrompere l’andamento del servizio, che sicompie con formalità minute e rigorose dalle fanciulle di cuiho accennato. Esse vengono a ciò ammaestrate in una scuolaappositamente stabilita per dare le norme intorno al modo diservire un pranzo od un thè, e mettono tutto il loro amor pro-prio e una specie di religiosa superstizione al non deviare anchenella minima parte dalle massime ricevute.
• Il nostro pranzo, come d’ abitudine succede fra loro , non sidistinse per brio, e i nostri discorsi, limitati a qualche parola,non si estesero oltre i vicini. Le cose però cambiarono al finiredi esso : le fanciulle diedero mano allo sciamiseli , ed allora l'al-legria divenne generale. La soddisfazione comparve sul viso ditutti : i discorsi si animarono : le grosse risa successero alla gra-vità prolungata e compassala, il moto al riposo, come se ognuno,riacquistando in quell’istante la libertà delle sue azioni e dellesue membra, ne volesse largamente approfittare e godere. Lasignora Canzi, sempre amabile e gentile, divenne centro e animadel comune conversare, formando la meraviglia di quei signoriche non si saziavano di contemplarla. Ma a cosi piacevole e