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NIKKO, LA CITTÀ SANTA.
cinto alcuni granelli di riso e di altre biade. Curioso il buonbonzo di apprendere ciò che fossero, poiché niuna coltiva-zione colà esisteva, pensò che a questo riuscirebbe qualorapotesse discoprire il luogo di dove il topo era venuto. Ma quistava il difficile, anzi l’impossibile, se una luminosa ispirazionenon fosse venuta a trarlo d’impaccio col suggerirgli il più cu-rioso degli espedienti che si potesse imaginare e eh’ ei subitomandò ad effetto. Legò il capo d’un lungo Alo ad un zampino delventuriero animaletto, e con esso lo seguì queto queto lungo lavia ch’ei rifece per tornare a casa. Dopo molto e molto cam-minare il topicello misterioso si fermò in un paese sconosciuto,chiamato in seguito ed ancor oggi Aschivo (piede e filo), dovevegetavano e riso e biade. Il bonzo ne fece tesoro, la sco-perta fu benedetta da tutti ed in riconoscenza venne il topodeificato col nome di Dailiohu-sama. Da quel giorno ei ricevel’adorazione dei bisognosi e degli indigenti e di coloro che nontrovano ciò che cercano. L’imagine di questo dio si vede inmolte case sospesa al muro, ma capovolta.
L’epoca in cui affluisce a Nikko il maggior numero di pelle-grini è in giugno, e si fanno allora di grandi feste, perchè èin quel mese che morì Gonghen-sama. Mascherate, processionidi gente che portano emblemi di guerra, e grandi balli hannoluogo. In tale occasione i bonzi fanno bollire nei cortili dellepentole piene d’acqua nelle quali ogni accorrente va ad intin-gere il ramoscello di bambù che tiene in mano. Ciò si fa incommemorazione di un fatto successo nell’ anno 192 di G. C.sotto il regno del 14.° mikado Tsciù-ui. Ed eccone il racconto.
Il primo suo ministro Takè-no-uci aveva avuto una disputacol proprio fratello, disputa che nessuno riesciva ad appianareperchè entrambi pretendevano di aver ragione. Il mikado alloraper conoscere da qual parte stesse il torto fece bollire unapentola d’acqua, nella quale lasciò cadere una palla in ferro, edisse che la ragione sarebbe stata con quegli che l’avrebbeestratta senza abbruciarsi, essendo evidente che gli Dei loproteggevano. Cosi fecero: e Takè-no-uci in mezzo agli applausiricevè la palma della vittoria, perchè il nudo suo braccio uscìilleso dal tremendo esperimento.
In passato il mikado mandava a Nikko nel detto mese deifesteggiamen'i un suo ìnmglié (ufficiale di corte), a cui ve-