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Sulla scarsita' degli uccelli ed inevitabili conseguenze che derivare ne devono a danno della campagna per la moltiplicazione degli insetti nocivi / studii di Vincenzo Fusina
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trono esteriore della Divina Magnificenza: e luomoche la esamina e la contempla, sinnalza grado pergrado fino a! Irono interiore di Essa, ove per lim-mi nsità, lumano pensiero si perde. in quegli al-pestri sili, in mezzo al più profondo silenzio, interrottosolo dal mormorio delle acque di balza in balza ca-denti , che unito al frascheggiare delle frondi, unasonora ed opprimente vibrazione scende sullanima,che quasi estatica se ne rimane. In allora se il de-siderio spinge di portarsi più in alto, e superare lalinea della vegetazione arborea ed erbacea, quasimorta in agghiacciato manto comparisce la natura,lninterna agitazione vinvade, e fa rimanere so-prafatto per maraviglia. Ignude, torreggiane, de-serte cime improntate di orrore per 1 orma deipassati secoli , e di eterne neri coperte, fanno rab-brividire. Se girate intorno lo sguardo, altre lontanecime più eccelse ancora vi si parano innanzi. Se losguardo abbassale , tra sassi, ghiaje o sabbie, alcimi licheni si presentano clic i sassi ricoprono, edagarici, e muschi, quasi verde vetro trasparenti efonie gelatina molli , saltuariamente misti a pantanosi vanno scorgendo

In quei luoghi niun segnale, niun vestigio si paradinanzi che additi lesistenza dellumana naturaima solo macigni di tutte le forme e dimensioni, al-ternati eolie nevi e eoi ghiacci. Invano un sentierosi ricerca, una comunicazione, una traccia dintel-ligenza, e luomo è costretto di vagare qui e colàa guisa delle bestie feroci. Una profonda mestiziami scendeva allora sullanima, la quale mi condu-ceva di nuovo ad innalzare i pensieri al di sopradelle mortali cose, per contemplare unaltra voltale grandezze dell Immensa Creatrice Potenza nellim-mensurabile spazio.

Tali furono spesso i mesti miei pensieri , per cuila mia anima ha provato sensazioni indescrivibiliin quegli inospiti luoghi, dai quali e meglio discen-dere ancora nei boschi , sebbene da alcuni anni sisia cangiata la scena.

Se vi portate su quei monti ove i boschi furonodevastati, altro non riscontrerete che poche e sparsemacchie da nuovi e recenti burroni solcale, spartitee divise , i quali ad ogni scroscio di pioggia mi-nacciano lesistenza di quelle poche che ancor virimangono. Girale pure in alto ed in basso per ogniverso, e quanto vi pare dalla mattina alla sera;osservando scrupolosamente i singoli luoghi , e voinon sentirete un fischio, uno squitire; e forsein tutto il giorno , sulle dita di una sola mano, po-trete numerare i veduti uccelli.

Per la mancanza dei boschi sulle alte montagne,ove della più grande quiete gli uccelli godevano,non possono più portarsi a deporre i loro nidi. eperciò devono abbassarsi e nidificare più vicini alleabitazioni degli uomini, che loro servono sempre didisturbo e di danno, da cui ne proviene che, nonsempre, e non tutte le nidiate riescono a nascere,vivere e maturare felicemente.

Se v ha tempo favorevole per trovare molti uccellinei boschi, certo si era quello deli autunno , poiché,oltre al ritrovarvi gli uccelli vecchi, si riscontravanoanco i novelli, i quali pazzamente saltellando qui e

colà, s aggiravano per ogni dove ; ma nello spiratoautunno, scarsissime , e quasi incredibili furono lefatte prede di uccelli sopra alcuni monti, per lasola ragione che uccelli non se ne trovavano.

I Viene dunque provato da tali fatti che la man-canza dei bocchi contribuisce alla deficienza degliuccelli.

II. Dalla scomparsa dei detti boschi, oltre aiprovenire quella dei nascondigli che mancano allenidificazioni, ne viene laltra più grande della man-canza delle pasture.

Chi anche per poco ha conosciuto montagne co-I porte di antichi boschi , per cui vennero dagli anni ! ridotti allo stato di decadenza, e forsanco a terraj molte piante radule, avranno osservato che esistevanoI grandi quantità dinsetti, di larve, di uova e dii vermicelli, i quali servivano di gradito pascolo, edinsieme abbondante, agli uccelli tutti insettivori, noni che ad alcuni gallinaccei.

! A questi si aggiungono che, svelti i boschi , anco! collidea di farne in molti luoghi praterie o pascoli,

I vennero tagliati e rasi anco tutti gli arbusti, virgulti,

I g'tiepri, rododendrurn , rovi, spineti, eriche, gi-! nestre , sorbi selvatici, ribes, ecc. e cosi ne vennea risultare la mancanza di miriadi di bacche e difrntlicci saporitissimi , dei quali gli uccelli ne face-; vano lauti pasti , e servivano anche a somministrarej quanto occorreva pel sostentamento di tutti gli uccellida nido.

Dunque , per la ragione che tante montagne ven-nero spogliate di piante, dietro cui la quasi totalemancanza di vitto per gli uccelli, ne venne laconseguenza che gli stessi , con danno della loro! moltiplicazione, hanno dovuto abbandonare quei luo-! ghi, poiché è cosa naturalissima che , nessuna spe-cie di animali andrà mai a fermare sua dimora neiluoghi nei quali , non solo riesce iucommoda lapermanenza, ma, se non impossibile, almeno dif-ficile il mezzo di trovare addattate pasture per la! propria conservazione, come talora negli inverni! succede.

] III. Dalla cacciagione che clandestinamente prese: troppo grande estensione sulle montagne, per lemigliaia di reti sparse dovunque.

Chi vha mai che, fornito di educazione e di sen-sibile cuore, non disapprovi il barbaro uso sullemontagne divulgatosi dei lacci e degli archetti, ij quali costituiscono uno dei più grandi mezzi di di-! struzione di ogni specie di uccelli da ramo ? in! quegli alpestri sili , ove tuttora esistono avanzi diboschi, o vaste macchie di arbusti, di cespugli, di! frntlicci , trovansi anco varie qualità di uccelli i quali! vanno a nidificarvi , trovandosi ancora quei luoghiforoiti in parte di quanto occorre per formare illoro pascolo e quello ancora dei loro figli durante1 estiva stagione.

È noto a tutti che la stagione estiva è quella ap-punto nella quale tutte le montagne trovansi popolatedi numerosissime greggi , che vanno a pascolare sututte quelle roccie e balze, sulle quali ai monla-gnuoli non tornerebbe conveniente portarvisi perfare tagli e raccolte di fieni. Tali circostanze fanno