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trono esteriore della Divina Magnificenza: e l’uomoche la esamina e la contempla, s’innalza grado pergrado fino a! Irono interiore di Essa, ove per l’im-mi nsità, l’umano pensiero si perde. Uà in quegli al-pestri sili, in mezzo al più profondo silenzio, interrottosolo dal mormorio delle acque di balza in balza ca-denti , che unito al frascheggiare delle frondi, unasonora ed opprimente vibrazione scende sull’anima,che quasi estatica se ne rimane. In allora se il de-siderio spinge di portarsi più in alto, e superare lalinea della vegetazione arborea ed erbacea, quasimorta in agghiacciato manto comparisce la natura,l’n’interna agitazione v’invade, e fa rimanere so-prafatto per maraviglia. Ignude, torreggiane, de-serte cime improntate di orrore per 1’ orma deipassati secoli , e di eterne neri coperte, fanno rab-brividire. Se girate intorno lo sguardo, altre lontanecime più eccelse ancora vi si parano innanzi. Se losguardo abbassale , tra sassi, ghiaje o sabbie, alcimi licheni si presentano clic i sassi ricoprono, edagarici, e muschi, quasi verde vetro trasparenti efonie gelatina molli , saltuariamente misti a pantanosi vanno scorgendo
In quei luoghi niun segnale, niun vestigio si paradinanzi che additi l’esistenza dell’umana naturaima solo macigni di tutte le forme e dimensioni, al-ternati eolie nevi e eoi ghiacci. Invano un sentierosi ricerca, una comunicazione, una traccia d’intel-ligenza, e l’uomo è costretto di vagare qui e colàa guisa delle bestie feroci. Una profonda mestiziami scendeva allora sull’anima, la quale mi condu-ceva di nuovo ad innalzare i pensieri al di sopradelle mortali cose, per contemplare un’altra voltale grandezze dell’ Immensa Creatrice Potenza nell’im-mensurabile spazio.
Tali furono spesso i mesti miei pensieri , per cuila mia anima ha provato sensazioni indescrivibiliin quegli inospiti luoghi, dai quali e meglio discen-dere ancora nei boschi , sebbene da alcuni anni sisia cangiata la scena.
Se vi portate su quei monti ove i boschi furonodevastati, altro non riscontrerete che poche e sparsemacchie da nuovi e recenti burroni solcale, spartitee divise , i quali ad ogni scroscio di pioggia mi-nacciano l’esistenza di quelle poche che ancor virimangono. Girale pure in alto ed in basso per ogniverso, e quanto vi pare dalla mattina alla sera;osservando scrupolosamente i singoli luoghi , e voinon sentirete un fischio, nè uno squitire; e forsein tutto il giorno , sulle dita di una sola mano, po-trete numerare i veduti uccelli.
Per la mancanza dei boschi sulle alte montagne,ove della più grande quiete gli uccelli godevano,non possono più portarsi a deporre i loro nidi. eperciò devono abbassarsi e nidificare più vicini alleabitazioni degli uomini, che loro servono sempre didisturbo e di danno, da cui ne proviene che, nonsempre, e non tutte le nidiate riescono a nascere,vivere e maturare felicemente.
Se v’ ha tempo favorevole per trovare molti uccellinei boschi, certo si era quello deli’ autunno , poiché,oltre al ritrovarvi gli uccelli vecchi, si riscontravanoanco i novelli, i quali pazzamente saltellando qui e
colà, s’ aggiravano per ogni dove ; ma nello spiratoautunno, scarsissime , e quasi incredibili furono lefatte prede di uccelli sopra alcuni monti, per lasola ragione che uccelli non se ne trovavano.
I Viene dunque provato da tali fatti che la man-canza dei bocchi contribuisce alla deficienza degliuccelli.
II. Dalla scomparsa dei detti boschi, oltre aiprovenire quella dei nascondigli che mancano allenidificazioni, ne viene l’altra più grande della man-canza delle pasture.
Chi anche per poco ha conosciuto montagne co-I porte di antichi boschi , per cui vennero dagli anni■ ! ridotti allo stato di decadenza, e fors’anco a terraj molte piante radule, avranno osservato che esistevanoI grandi quantità d’insetti, di larve, di uova e dii vermicelli, i quali servivano di gradito pascolo, edinsieme abbondante, agli uccelli tutti insettivori, noni che ad alcuni gallinaccei.
! A questi si aggiungono che, svelti i boschi , anco! coll’idea di farne in molti luoghi praterie o pascoli,
I vennero tagliati e rasi anco tutti gli arbusti, virgulti,
I g'tiepri, rododendrurn , rovi, spineti, eriche, gi-! nestre , sorbi selvatici, ribes, ecc. e cosi ne vennea risultare la mancanza di miriadi di bacche e difrntlicci saporitissimi , dei quali gli uccelli ne face-; vano lauti pasti , e servivano anche a somministrarej quanto occorreva pel sostentamento di tutti gli uccellida nido.
Dunque , per la ragione che tante montagne ven-nero spogliate di piante, dietro cui la quasi totalemancanza di vitto per gli uccelli, ne venne laconseguenza che gli stessi , con danno della loro! moltiplicazione, hanno dovuto abbandonare quei luo-! ghi, poiché è cosa naturalissima che , nessuna spe-cie di animali andrà mai a fermare sua dimora neiluoghi nei quali , non solo riesce iucommoda lapermanenza, ma, se non impossibile, almeno dif-ficile il mezzo di trovare addattate pasture per la! propria conservazione, come talora negli inverni! succede.
] III. Dalla cacciagione che clandestinamente prese: troppo grande estensione sulle montagne, per lemigliaia di reti sparse dovunque.
Chi v’ha mai che, fornito di educazione e di sen-sibile cuore, non disapprovi il barbaro uso sullemontagne divulgatosi dei lacci e degli archetti, ij quali costituiscono uno dei più grandi mezzi di di-! struzione di ogni specie di uccelli da ramo ? Uà in! quegli alpestri sili , ove tuttora esistono avanzi diboschi, o vaste macchie di arbusti, di cespugli, di! frntlicci , trovansi anco varie qualità di uccelli i quali! vanno a nidificarvi , trovandosi ancora quei luoghiforoiti in parte di quanto occorre per formare illoro pascolo e quello ancora dei loro figli durante1’ estiva stagione.
È noto a tutti che la stagione estiva è quella ap-punto nella quale tutte le montagne trovansi popolatedi numerosissime greggi , che vanno a pascolare sututte quelle roccie e balze, sulle quali ai monla-gnuoli non tornerebbe conveniente portarvisi perfare tagli e raccolte di fieni. Tali circostanze fanno