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il vero, la detta campagna sembrava un bellissimogiardino nel mezzo del verno. Cosi quell’ accorto osagace contadino, ebbe la soddisfazione di veder co-ronale di premio le sue previdenze, dando insiemea conoscere di essere non solo un’ osservatore dili-gente, ed un uomo fornito di non comune criterio,ma ancora capace d’ instituire ragionate esperienzeper trarne poscia retti giudizi', riportando la lodedi lutti coloro che si portavano a visitare il suo fondo.
Ora quantunque tutti i sopracitali mezzi di distru-zione insettivora possano riuscire giovevoli e da lo-darsi, pure riescono sempre incomodi, dispendiosi edi troppo limitati vantaggi; e quello delle formiche,io non sarei mai per proporlo, attesoché, dopo otte-nuto il vantaggio sui bruchi nella primavera, temersi potrebbero non piccoli danni pel rimanente del-l’anno in causa della loro moltiplicazione.
fi giacché siamo dietro a parlare delle formicheprego che mi si permetta una digressione. Ognunosa che le formiche durante le stagioni temperate diprimavera, d’estate e d’autunno, non fanno altro cheaffaticarsi e correre ovunque, per fare raccolta diogni oggetto che può loro servire di cibo, e lo am-massano nelle loro tane, per cibarsene nella sta-gione invernale.
Sopra questo rapporto, avvi chi crede che la dettapropensione a raccogliere , non sia già frutto di unaprevidenza dei futuri bisogni, ma soltanto un effettodel cosi detto istinto, poiché essi dicono, e conragione che quelle formiche nate in quell’anno,non possono conoscere da quali bisogni saranno cir-•’ondate nell’inverno, avvenire non peranco da loroconosciuto. Altri invece affermano che , nella prima-vera , facendo degli scavi, trovarono affatto intierii grani dalle formiche raccolti nell’anno antecedente,da cui dedussero tosto che nell’ inverno esse nonmangiano; ed altri ancora dicono il contrario, cioèdi aver trovato nelle tane delle formiche nuli’altroche le buccie , e le corteccie dei grani che servi-rono loro di cibo durante l’inverno, e che perciòesse mangiano. Tra questi opposti pareri, da qualparte si troverà la ragione?.... Io sono persuasoche siano in errore tanto i primi, quanto i secondi,per le seguenti riflessioni.
Negli inverni, lutti gli inselli dal più al meno ,come anco alcuni quadrupedi, s’intanano, perchèpel freddo vanno soggetti al cosi detto sonno letar-gico, che da alcuni chiamasi anco torpore, asside-ramento ecr.
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Ella è cosa evidente che giunti a questo stato»vengono gli animali ridotti quasi semivivi dal ralen-(amento del corso del sangue pel freddo, il qualeirrigidisce le loro membra, e li riduce ad uno statod’immobilità e d’intorpedimento
Diminuendo allora in gran parie le funzioni della 1vita organica , diminuiscono pure in egual propor- ;zione anco quelle della respirazione, per cui mi-nimo 'iene a risultare ne] fìsico il bisogno di ripa-razione. In tale stato gli animali soggetti al letargosi conservano nell’inverno fino a tanto che continuaquel grado di freddo che fu causa del loro intorpi-dimento, venendo poscia, col ritorno del calore - a
riacquistare per intero il moto, l’attività e la vitache aveano dapprima.
Perciò coloro che fanno delle, osservazioni, avrannoriscontralo che il freddo non arriva ogni anno allostesso grado d’intensità; e se anco vi arriva, restatalora di breve durata. Da ciò ne proviene, che seil freddo è intenso e lungo , il terreno viene a ge-lare profondamente, e quindi le formiche intirizziteed assiderate nei loro nascondigli , vanno in torporeed in letargo: ma se il freddo, quantunque di qual-che intensità , è di breve durata, le formiche, onon intorpidiscono, oppure vanno in un torpore chepresto va a cessare, ed allo svegliarsi hanno bi-sogno di cibo , perchè riprendono le loro vitalifunzioni.
Ne viene quindi la conseguenza , che il consumodelle raccolte, sarà proporzionato alla durata deitempo nel quale le formiche non saranno soggetteal letargo. Per questa ragione alcuni nel fare degliscavi avranno trovato soltanto le buccie, ossia scorze,ed altri invece avranno ritrovate le raccolte quasjdei tutto intatte, forse anche nella stessa primavera,a norma delle circostanze locali e particolari delsuolo.
Non è quindi che le formiche non mangiano du-rante l’inverno, ma bensì che mangiano soltanto peltempo che esse si trovano nello stato di vita per-fetta, e non soggette all’intorpidimento.
Ma ritorniamo sulla lasciata via.
Riepilogando ora in poche parole quanto si è dettodi sopra, io temo che per la mancanza di tantiuccelli, e principalmente insettivori, un momento ol’altro avremo a lamentare danni alle piante ed airaccolti in generale , tanto nelle campagne, quantonelle ortaglie , per una straordinaria moltiplicazioned’insetti di ogni genere.
Narrasi da alcuni , ed anco dallo Sturm nella suaopera, Le grandezze di Dio e le meraviglie della na-tura: che in America , ma più ancora nella Germania ,tanto furono perseguitati i passeri pel danno cheportavano alle granaglie , che se ne fece oggetto dipubblici regolamenti; ed in qualche Stato, furonoproposti premii per la loro distruzione, in modoche veniva pagata ogni testa di passero che fossestata presentata ai ’ici funzionari). In allora lepassere erano state colà forse tutte distrutte. Ma ahiche ben presto si è cangiala la scena , giacché lamoltitudine degli insetti d’ogni sorta essendosi fattastraordinaria, si videro per rausa degli stessi diser-tate intere campagne da tutte le messi. Da questiinaspettati danni, ne venne ben presto il bisogno dirivocare i primi Decreti, sostituendone altri con-trari acciò i passeri, non solo si riproducessero,ma fossero fino ad un certo limite rispettati, poichéentro quei limili , essi erano più di vantaggio chedi danno.
Secondo le diligenti osservazioni del sig. RiccardoBrandley, due soli passeri che abbiano dei piccoli anutrire , supposto il numero di !0 compresi i duegenitori, occorrono 1480 insetti al giorno, pari a10,360 in una setliirana, ed a 318 800 nel corsodi un mese.