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auasaruiben vangare ,c Tappare il terreno» e ridurloin cenere,poi andar facendo de'fossattelli,sondati vn piede, e mero, e di-stendere per quelli i suoi sarmenti coricati, e gettar Jor sopra delbuon terrenOyC poi vnpoco di buon letame digesto, poi cuoprir-gli di terra slatinandosi concaui quei solsattelli, accioche posta-no «ceneri' humor delle pioggîe, e piantargli lontani l'vno dal-l’altro mezopiede ,accioche si possano zappare non ne lasciar<li sopra da terra se non due occhi, e tenergli zappati vna_*volta il Mese à Luna scemante, e come vien freddo colmargli diterra, e lasciargli così per due anni interra, & il secondo annotornare à far l’Estate i solsattelli concaui, e non lasciar, se non vnsarmentoper tralcio, il più vigoroso ,<& anche al detto tralcio so-lo due occhi del nuouo appresso al vecchio, e finiti i due anni fipossono piantare alle poste.
Dell’ inesiar le Viti, e a quanti modi si pisano itisi are,
L ’Inestar le Viti è di sei sorti, la prima è di fessolo,la se-conda di sega, ò getto, la terza di passare, la quarta d’im-palmare , la quinta di punta, cioè occhi, la sesta di congiungere,benché queste due vltime sono come parti, e sono più per genti-lezza, che per vtile.
Del tempo d* inesiar le Viti,
I L tempo d’inestar le Viti è la krirnauera, quando non è piùil ghiaccio, & il Sole comincia ad intepidire l'aria, e le gem-me fi cominciano à muouere, e gonfiare.
Del tempo del cogliere i sarmenti per inettar e*e dou ' è meglio incalmarli .
I L tempo di cogliere i sarmenti per mestare, è quando si co-minciano à mouer le gemme, e vogliono esser tolti di Vitifertili, che non sia vecchia, ma fresca, giovine, e vigorosa, pri-ma se-