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La piazza universale di tutte le professioni del mondo : con l'aggionta d'alcune bellissime annotationi a discorso per discorso ... / Tomaso Garzoni
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DTS CORSOYNIYERNSATE IN LODE DETIE5 ſcienze& dell. Artiliberali, e Mechaniche.: in commune.

R A tutti i decori,& ornamenti, che mitabilmente aggiã di5 ge(cono queſto eleuato microcoſmo dell huomo, per natura1 5 70 le inſtinto bramoſo di gloriaʒ e pieno ckinfinito deſiodi gra

ee dezza lodeuole, può ſenza dubbio alcuno riputarſi il pri-

mos e principale il glorioſo poſſeſſo delle ſcienze,& dellarti, ſi come

da gli idioti auuilitoʒe negletto: coſi da ſaggiſtenuto per vero habite

dſelfanimo heroicos in ſe ſteſſo ſplendidiſſimo, e ſingolare. E non è dimiſtieri vſar fatica eſtrema nel dimoſtrar coteſta verità da tutte le par

tiʒ conforti, e validi argomenti fauoritaʒ e ſoſteniata. Perche ſe Thug

mo Haueſſe riſguardo alla perfettione, albvtilità, alf honore che re-

can ſeco, vedrebbe piu che euidentemente quanto gli ignoranti Sin-

gannino in dannar le ſcienze,& arti, e quanto ſaggiamente operino

Valen tie Iſtudioſi damendue, ricchi di ſenno, e qi prudenza vera ornadiſſini

niano Im affatto. Quanto per mia fedle ſi moſtrò ſciocco Valentiniano Impera-peradore tres il quale perſeguitò di modo le lettere, che piu duro eſſiglio lof-inimico ferſero ſotto di lui, che le virtù ſotto Heliogabalo, e ſotto Cõmodo,1 0 8 padri veramente di tutti ĩ vitioſi, e ſcelerati huomini del mondo. E

Thame quanto veramente apparue odioſo, e ſtomacheuole il detto ignoran

Re de E- te di Thamo Re d'Egittoſ che osò con aperta temerità chiamar dan-gitto ini noſi, e vociui i litterati e ſchernirſi delle ſcienze, ccme di coſa abiet-1 5 del- ta, viliſſimaß e profana Ma qual maggior ſciochezza, e qual piu manife

e 11215 ſta ignoranza li pub narrar di quella di Licinio Imperator Romano,Imperato che vsò di nominar le lettere veneno, e peſte publica digniſſima del.re inimi- odio di tutte le perſone di queſto mondo tt a coſtui ſeno da vgua-co delle gliarſi ſe non da porre inanzi quelli, che fondati nel parer di Platone,lettere. iſſero le ſcienze hauer hauuto origine da vn certo demonio Tkheutonominato, qual ſecondo Eufebio nel primo de pr eparatione Euan

gelica al eapitolo ſeſto, da gli Egitij chiamato Thoith,& da gli Ales

drini Tohłh,& da Greci Mercurio, non intendendo i miſeri, che il di

uin hiloſofo per demone ſignifichi vn ſaggio, coſi in greco chiamato,

eome anco il nome di Mago, albapparente prononci odioſo, appreſſo

. Perſi ottiene il medeſimo ſignificato: abenche, ſe foſſero mediocre-

mente intelligenti, ſiprebbono almeno, che le lettere, o ſono ſtate(co

Filippo me recita il Beroaldo in vna ſua oratiõe Yritrouate da Mercurio oueBeroaldo ro da Fenici, da quali Cadmo le preſe, e portolle in Grecia,& indi furda Pardani traſportate in Italiaʒ ouero fono ſtate ritrouate da gli Aſ-

ſiriß o da gli Hebrei, come tengono aſſai de gli eccleſiaſtici. ſcrittori.

Hora la perfettione dalle ſcitze& dalbarti cagionata è tanto aperta, e

chiara,

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