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50 7. T. A 2 N 8DNione. Perciò be diſſe Cornelio Fri gipune huoimo di rare lottere in una ſunkloquentiſſima orationè a meſſer Fraceſco Donato Doge di Venetia. O buona,. dolce pace, figliuola di Dio ottimo maſſimo madre del ripoſo,& dellatranquillitd, ſoreila delbamore,& della carit, nutrice dell arti, delle ſcien-
Te& delle facoltaz cõſeruatrice delle republiche,& delle cittd. ¶ hi mãtie9 ne i cieli ſo non armonica boncordia riccuuta dal primo motorès Chi regge18 que fta gra machina della terra, ſe non la pace del ſuo eterno gouernatore?Chi dd vita quiera a tutti gli animali del mõdo ſe nõ I fta cõcordia, Iſta paces chi ruina, chi diſſipa, chi di ftruggb, chi annichilii il tutto, ſe non la diſcor0 lia Potran mai ſaggiaments gouernarſile Republiches e Ræligioni Chriftia0„ne ſnamclo u ſard nominato in loro l eſſecrabil nome di diſcordia, partimenö toe dliuiſtoneꝰ che coſa vuol dire la ſcelerutà intro duttione di queſte fattio* ni, di queſte patrie, di quefle parti propriamente, che tirauo ſeco tuntè ſedi0 tion, tati ſcddalitdti ammutinamiłii, tüte vebellioni, tti ecceſſis Chi ꝭ potiſſima cagione, chela Republica vada in ruina, ſe nõ il mal gouerno, la tirannia ingiufiſſimo giogo poſto a ſudditi, con Ila ĩnimica d ogni bene, pedti-0 Fera diſcordia nõ ſeminata, md gencrata nelle viſcere de ſuoi principaliè Et8 i che tira all ultimo ecterminio la madre cõmunc, ſe nũ quel triſto,& iniquo
reggimèto inuttato dall ambitione i huomini ſeditioſi nati per porre il gio
g come Sillase Neronè alla dolente madre da ſi doloroſi figliuoli afflitta in
degnamente, e calpeflata? Chi hu poter d uſurparle la libertd, e darla in
a predaa Ladroni per petui ſe nonlu cieca diſcordia di quegli, ch umano pit. geneca. i auori tirauniciche l debito, Ihonore, la ſalute, la diba nella Republicadeleſſas Hor quũto hene ſcriukdo Seneca a Lucillo, diſſe all hora quanto diſſe. Non eſſere amico d huomini ſedicioſt, perche baſteranmo poi a riuoltar-ti, ne diuentare aſfettionato di nouitd, perche potranno poi alterarti,ö che a dirts il vero non vidi nella noſtra publica nouitd, che nõ generaſſeella ſcddalo, oc he qualche ſciosceo nõ l inuẽtaſſe. Onde procedè la dura ſer-nitu, che affligge molte digniſſimè perſone, e trauaglia lo ſtato de virtuuſt,
5 ſe non dul poco conto che ſi tiene ognora nell accordarſi inſieme al bene,&
N maoettere i corpingli animi, le forte, l ingegno, lamicitie, i danari, ĩ fauori,
9 F ̃ñqðtra la malitiala perfidia, lingiuſtitia, la proteruia, la renata ambitio- öne de gli hnomini ¶ſe pur huomini ſono, e non maladetti demonij infernali)cupidi pin ohe Lucifero di ſignoreggiare? Tutto il danno adunq ub, tutta laNrage, tuttala ruina procede dalla diſcordia. E però biſogna, che i Gouer-natori ſian molto ſaggi in mantener la concordia,& la pace nelle cittd, d ReN publiche, o Religioni gonernate da loro. Ma perchè il fondamento della1 i pace e la giufl itia, onde nella ſapiè xa ſcritto. In diſponẽda cõcordiaeſt lex iuſtitiæ. E nel ſalmo ſi legge. Orietur in diebus eius iuſtitia,10 abundauit pax. e neceſſario che ĩ Gouernatori ſian giuftie reti ſe que0 da pace oha da introdurre, e conſernarè ne lor ſoggeti; perche come ſi