II Valuer-che.AndreaWe flallo.GiouangiDiandro.Glacomo.Cärpi Mattheo Cur.rio.G iaſonePratenſe.Guaynevo.
Valaſco di
TharantaMitthio
de' Gradi.
Quinto Se
reno.Celſo.HranceſcoPfemonteIE.Hieroni-mo Gabõcino-Vitale delForno:Martino.Rollando
de che alutano trar lacqua dalle cifſerne. Dal gomiti al principio dellanano, che ſichiama la Raſ cetas ſi tranno due oſſi chiamati ĩ Focili, il minorde quali fla nella parte ſuperiore del braccio il maggiore, nell interiores
Ta Raſcetta di qualunque mano contiene in ſe otto,, che non hanno mi-dolla dentro. Dietro d quefta ſeguita il Pettine ſutt o di quatt x oſſi, che ſivanno& legar con legamenti molio forti d quélli della Raſcetta:(aſt posguꝭi del Pẽttine ſi congiongono con quei delle dita,& in ciaſtun dite ſttrouano tre oſſi. Per tanto in ciaſcuu braccio ne vengono à eſſer trentaeſſendone quiudeci in cinque dita Gli Oſſi delia coſcia, della gamba,&.
del piede ſecondo il Mondino, ſon vintiotto in tutto. Nel ginocchio par.kicolarmente ve ne uno rotondo,&. cartilaginoſo detto hocchio, à rotella,nel calcaguo ve H uno detto la nanicellu, il qual di: forto ſt raggionge con
v altro in Arabico detto lo Achib. la raſceta del piede& cum poft a ditre f. Il Pettine di cinque. La dita tutte di ire, ſaluo che il dito groe
os ch formato di due. Muſtuli del conpo humano ſon cinquecento, e tren-
tauno, ſecondo- Auicenna; ma Raſi con Fauttoritd di Galeno ne nume raſolamente quattrocento, o vintinoue. Quei del capo,& del collo ſon vinti.
tre. Della facciu quuruntacinque. Della lingua noue. Della gola,&
delle piglotto treat ulue. d mouer ciaſcuna Spalla ne concorron fette,&.dalla pacte n hanno quattordici. agli aiuttorij ve ne ſon otto, cio“ quattro pe r aiuttorio. in ciaſcum bracc io diciotto,& tanti in ciaſcuna mana.
Il petto in ha cento e ſette. La ſehiena quarant otto. Il entre otto. i te-
gicoli quattro. H. altretanti fanno rig xarla verga. ano de n nel collo del-la doeſica. quattro nel bucco da ſedere. nelle natic he uinticinque.& vinticin-que nelle coſcie, e vinti nelle coſte. Melle gambe vintiotto.& vintiduc alfiede. De inerui poi no ſon ſette para, che immelliate naſcuno dal cerebro,etrenta para poi, con us feng cmpagno, i quali ſunno capo da diuerſebaude del corpo, de quali, fi comè anco del reſto, ei ximettiamo al Mondino, al Val verde, a Andrea Veſalio, ꝗ Giouanni Priandro, d Giacomo,
Carpi d Matt heo Curt io Paus ſes e ad altri eahalomisli ecvellentise fame
ſhi quali diligentemente, ne trattauo. Mu gu ucder particolarm eirei morbi del ceruello, non ſi par ta da Giaſon Pratt enſe nel proprio aur
lame de Cerebri morbis,& dalla Prattic as Guaynerio Pauèſes con quel.
la di Valaſto di Tharanta: Delle toniche, humori,& mor bi: de gli occhi:largamente nè tratta Nat theo d Gradi, nel nono d. almanſore,&. Quin:to Sereno e ¶ Ilſo nel libro ſetto. i mali del core ſono eſſaminati beniſſimo daFrunceſco Piemonteſe nel primo ſopra Meſue. I mali degli inteflini ſontrattati iſquiſitamente da Cieronimo Gaboncino in un ſuo libro. I dolori
de piedi ſono dichiarati: da Vitale del Forno in un ſub libro di diuerſi rime
di elle vene in particolare ne ragiona ottimamen te Martino Rollandanel libro de ꝓhlehothomia,& altri inſiniii uanno eſſaminando ciaſcunæ-.arte di que la machinacor para„Hine che niente ſi deſideri, per maute: