920 eMa au nel cielo infrai beati choriHal di telle immortale aurèa corona,Zu ſpira al petto mio celeſti ardori.E poi l indri a parimente al magnanimo Alfonſoſuo ignore dicendo.f Tu Magnanimo Alfonſo, il qual ritogli N fAl furor di fortuna, e guidi in portoMe peregrino errante, e fragliſcogli- f 5E fra loud agitato, e quaſi abſorto. fQueſte mie carte in lieta fronte accogli.Che quaſi in uoto a te ſacratè io porto. W nche pi modernamente, di tutti ha fatto Germano Audeberto fumoſo5 PDoeta Gallo, nel celebrarè ĩ magiſtrati lſeneſi, e tutte le graudeʒxę delno Aud. Leal dominio loro in quel ſul uerſo. 88berto, Muſa monè, ſunt cœpta tuis hæc carmina iuſſis. NGallo. Ma nõ nò far maggior catalogo di qubſto, edo coſa ageuole in tutti ĩ poemi Heroici ritrouar queſt vſo da tutti i Pobti vniuerſalmente ſeguito,imitato. Hor io qual Simi indignißima de Poeti, faccio un inuitto nuouoin proſa a Mercurio dai talari, che mi faccia uolar tant alto, chio ſomigliOioue, quando in forma d. Aquila rap' Ganimede in ſu'l inõte Ida a Febo4 dalla Cetra d oro, e a Pan dalla ampogna:che mi facciano apparer un Or0 feo, quando incatò Plutone, e Praſerpinas leuãdo Euridice ſua donna fuoraAell ombre ftigies a Hinerua col capo armato a guiſa dt una Pa taſil ear che1 f mi faccia parer un hacc ho, quãdo andò cõ Mulcano in ſu un aſino alla guer0 3 ra de Cetauri:Inuoco Cithereas che miſpex xi le lahbra di fauo mele: Clo-1 rides e Calatea, che mi facciano ęrato alle ſelue d Arcadia: Neęrcide, e
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a ö Thetiiche mi raccommandino ai Dei marini; Pomonas e Cereres che mi fe-uoriſehino preſſo alle verdurè della terra. Ma, per non far torto albalereDee, chiamo anco Pithonè in aiutos chè Dea dell eloquenqailè Ca mene,che sd Dec dei cãtitla Dea gtimula, cle mi ꝓuochi a cd por, coſe digniſhi-mmetet Hebe Peta della giout᷑iũ che dia uigorts e forʒ aa tutte l attioni, cheda me ſi fannos pche col nome della hella Horide in ares della gratiioſa fi-gliuola di Latona in aria, di prometheo Dio del fuoco, E di Flora Dea dellaterra no ſeruirmi del Thirſo di Bac chor del martel di NMulcanos del Tridetedi Nettuno, del caduceo, di Mercurio, del ferro di Marte, e della max xad Hercole, e del fulminè di Gioue in Jſto mio diſcorſo de Poe ti per illuſtrar5 c nuoui modi, e maniere la Laurbata ſebiera di tutti loro. Hora il PoetaIl Bocca. noſtro per dar principio alle ſue lodlis ha il nome deritte, nõ da Pico( comee. dlice il goccacio nella Genealo gia de Dei) ohe ſigniſica, Formo, vel Fiugo:; 505 ma da Poctes antichiſſimo vocabolo Greco, il qual ſuona latinamete equi* Ita locutione; pche è proprio del Poeta parlar: iſquiſitambte,& raramenge,& fn da Latini detto accbctametes Mn atem da quella forqa di mete(dice3 E! Var.