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Tomo I.
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376 Ißoy.dellc Gemmis s delle ldittre di Giacinto Gimma..Lib. In .

ni a guisa di bombace. II Ciampini perd1) nega, e l’ha per pcggiore di tutti, per-ehe c piii corto , e tanto duro , ehe pri-ma di mettersi nell’acqua per eiscr sepa-rato, bisogna pestarlo in unmortajo conuna mazza di ferro : e ehe a gran fatiea(i separa d?lla terra ; onde non e buonoda siiare ; loda perdqnello della Corlicapiit lungo, c molle . i\ega ancora quel-che scriise Plinio hb.19. cap.x. ehe siadifficile a ritrovarsi, e ehe si trovi ne'Deserti, c nellc sole aduste parti dell’Jn-dia, ove mai piove:e ehe trovatoli ugua-gli di prezzo le perle piii preziose ; mo-ifrando , ehe Dioscoride , il quale vissemolto prima di Plinio , scristc nel üb. 5.cap. 13. dell’Amiantodi Cipro , quali si-mile all'Alume ichieggioso, tenero, cehe se ne facevano tele con maravigliadei Popolo, e ehe non st hrucia nel fuoco,ma divenga piii branco .

A 11 T I C. IIL

Deli’uso ieli’Mmianto , e deis artedi tejjerlo.

9. \7 Arra Jerocle , ehe i Bracma-

1^1 ni Filosofi Indiani usavano

1 ’Amianto a formarne tele per le vesti ,con cui credevano lasciarealla posteri--ta la memoria-della Divinitu loro. Siusavano ancora per far vestimenti fune-rali , veftendonc i corpi de’ Re morti ;acciocche quando st bruciuvano, la cc-uere di effi rimanclse separata da qucliadelle legua,j>er poteria sepelire nelle tu-nc. Diste Plinio üb. 10. cap.*. aver ve-duto ne’ focolari de’Conviti Ictova-glic , ehe ardevano , consumate le foz-zure , pii; bianchedi quelle , ehe poces-sero ell'er satte coU’acqua . Angc-lo be-grenz i ne' iaoiVia^i part.i. /ii.j.di-ce» ehe di questa qualita di tela st culto-disee un fazzoletto nel TesorodiS.Mar-co in Venezia.

10. Molti astermano, ehest sia og-gi perduta Parte di silar questa pietra ,

e ditciserlare cid conferma lo stelso Le-'grenz i . Etmullero diee , ehe nel Museodei Vormio si delerive la maniera di pre-pararlo ; ma non e sincera . D. Paolo , oSilvio Boccone scristc nel Museo di Tian-te decad.iz. aver veduto preparare l’A-mianto, e filare in Gcnova da un Pa-dre Carmelitano -» ehe avea una particu-lare abii ita a filarlo . II P. M. VincenzoCoronelli Franccscano c’inviö una Re-lazione stampata.dlretta al Celebre Ma-gliabecchi , ehe pure si legge ristampatanel Tom.i.can.^Of. della sua BibliotecaVabserJ'. e della steisa nabbiamo fattopur menzione ne' nostri Elo^j Mccadenupari.*. FJog.z'j. Dice egi i aver formatoi sacchi incombustibili per conservare lapol vere di gucrra,atti .1 resistere adognivigoroso tormento di fuoco , c ad ogniaccidente di bagnarli; tanto chc sotter-rato il sacco pieno di pol vere in mezo apiii centinaja di libbre di altra polvere ,datogli fuoco, si squarcio la terra por-tandoli con impeto in aria i! sacco , cbepoi ritornd in terra intatto, e pieno del-la sua pol vere; oltre le varie prtiovc sat-te nel i698.dal Duca di Parma, dal Go-vernadore di Milano , da! Duca di Sa-voja , e da molti Principi :

u. Descriste Mons. Ciampini il mo-do di lavorar questo lino ; cioe ehe stprende l.’Amianro,e si mette nell’acqua,ehe se sara calda , fari migliore , e vi siliene per qualchc tempo , e poi si stri-tola colle mani, si stringe , e si dilata ":ecosi n’esce un poco di terra simile aliacalcina bianca , la qualcjtava tra' fisi .Di questa terra si fa unacqua densa, co-me iatte , in cui s’ infonde di nuovo1 ’Amianto , e si stritola di nuovo : equesta operazione si replica da sei volte,e piii , acciocche il lino resti purgato . I.fili della pietra si stendono sepra un ca-nestro per leccarii , -ecosi resta netto illino.

12J Si pettfna leggiermente questolino con due pettini di minutissimi den-ti , e sottilimmi, comequelli, ehest

ade-