I2o Jßor.delleGemme, e delle Pietre di Giacwto Gimma. Lib.V,\
vanno fotto l’acqua quattro, sei, e die-ce stadj ; perche quanto e maggiore la
Conchiglia , tanto piü st a in inaggiorfondo di acqua . Si attaccano le Con-chiglie tanto a’ i fossi , ed al suolo , el’una coll’altra , ehe vi bisognamoltaforza per ispiccarle . I Pescatori moltofaticano per empire il sacchetto : emolte volte si arfogano \ o perche glimanca ilfiato, o perche se gl' intrigaqualche corda , con cui van legati ( co-me abbiam detto nel Lib. ’. ) o perchesono feriti, o divorati da’ pesci grossi ,quali sono i Tuberoni. Per questi peri-coli, ed altri travagli , e per la pocaprovvisione dei mangiare, e mali tratta-menti , ehe aveano gl’ Indiani dagliSpagnuoli,ingiun(e Lario V.Imp. a’ 20.di Novembre dei l 542. da Barcellonatra le altre ordinazioni , sotto pena di
gine , molti per disperazione: ed uno,ehe cada , tira giu leco tutta una fehle-
ra ; e cib ripetono pure il Pasterone, e’fRey nelle loro Ceograße.Dcicsifftt auch«Plinio i travagli delle Miniere nel lib.33- cap.4. edice , ehe si rompono alievolte malli di pietre sotto la terra coiinaartelli di ferro di cento cinquanta li-bre > e si porta la terra su le spalle digiorno, e di notte per le tenebre, dan-dola Puno all’altro di mano in mano, esolamente gli ultimi veggono la luce.Panno spesli archi per sostenere la terra,la quale alie volte e inespugnabile, e lacombattono con conj di serro , e co’ imartelli. Le spalle degi i archi dell’ ul-tima parte comincia talvolta a cadere,e dannosegno di rovina : e questa la co-no sce quello solo , ehe e vigilante nellacima dei Monte : e colla voce , e colla
morte a quello, ehe per forza sacea fa- percosla subito comanda, ehe si sacci»
ticare alcuno Indiano nella pelca dellePerle, estendo libero , 0 nelle Miniere .Gran parte veramete deglTndiani e sta-ta distrutta per cosi aspre , e periculosefatiche,e per portare le some:percrndel-usate ancora ; oltre per le guerre,perla schia\itu,e per altre cagioni,gia datedagli vSpagnnoli di quel tempo.
6. Sono anche grandi i pericoli nel-le Miniere , e forle maggiori: e comeassenm il Botero , vi li lavora in pro
no usciregli Operarj , ed esso ancorasubito scende . Cade il Monte per sestesso con grande strepito , il quale nonsi potrebbe immaginare con mente u-mann , e con grandiillmo soffiamento,ed eili stanno a guardare le rovine de liaNatura . Soggiugne , ehe non ancora vie oro , ne iapevano , ehe ve ne fossequando cavavano: e nel mettersi a tantipericoli,parve loro avere sufficiente ca~gione sperare quelche deliderano . Olaofonditadi dueeento braccia, e pio,a Iu- Magno lib. 6. cap. e s. asser m a , ehe
me di lucerna, come disse Ovvidio Me-f amorph.
. Itum eß in viscera terra,
Quasque recondideratflygiis admo-verat umbris,
Effodiuntur opes, irritamenta ma-lorum.
Pastam parecchi mesi , ehe i lavorantinonveggano mai il Sole , ne il suo lu-nae : e calano a basso, e montano su per
Hominum genus durissimum efl-. cosiappella gli Opsrarj, ehe per lo piu pe»li delitti loro ivi raccolti dall’ autorifodei Principe gia sono , e ehe nelle pa-trie ritornare non possono . Non hannotimore di alcun pericolo, 0 rovina , incui si ritrovano, e tra le pietre, ehe ca-dono , 0 ne’ travi, ehe pongono per so-stenere i lati, o nel mortifero puzzoredelle Miniere, 0 per la gravidi dell’aria
racchiusa ■, introducendos! nelle -
pm
le scale, satte di euojo, di ottocento e r ...
piu foaglionijcol peso su la spal!a,e coi- prosonde cayerne de Monti, e nel piula lucerna in mano ; onde ii travaglio infimo abilso, o\epiii abbondante me-di quei miseri non si pub esprimere con talio.dalla Natura piu cotto, ritrovareparole . Molti caggionogiu per verti- si polia , e scoprire le vene ancora , le
qua-