Delia Vieira Filosoßca depU Akhimißi. Cap. Vlll. Art.XfV. 173
tura , e non applicarsi a cose impossibi-li : e tanti gran Principi , ehe col dana-jo j e coll’autoritä hanno avuto forzad’operare, e comandare a tutti i buoniIngegni, non Cono mai arrivati a quan-to vanamente glj Alchimist! prometto-no.
27. None facile a veruno poter di-venire buono Alchimista , secondo ilparere degli Alchimiiti stessi : e eib laloro imperfezione , ed ignoranza , oinabilta, ehe dir vogliamo , dimoltra.Libavio in Comment. Alchem. part. 1.lib.i.cap.b. vuole , ehe li finga un gio-vine,nato di nobile ingegno , ehe abbiaimparato molte dottrine pienamente ,ehe iia Logico acuto , Fiiico diligente ,«lercitatojiella Äsetallnrgica, nella Bo-tanica , nella Zoografia , quanto con-Venga, colle quali abbia la notizia de’Metalli , e delle operazioni intorno diessi , dell’erbe , degli animali , e ehesappia anche le lingue necessarie. Quan-do giugnerä all’argine della Chimica ,sara necessitato a fermarli stupido congli occhi balsi , come ignorante di tut-te le cose ; dovendo veramente inco-minciare ad imparare anche il pariare,e le note , e i caratteri dell’arte. Geberricerca nel dileepolo una gran torzadella Natura , una mente sottile, atta aspeculare i principj della Natura ilessa,e gli artificj, con cui Ji possa imitar laMatura . Ricerca una coltanza grande ,le l'pefe necessarie, Pallontanarii da tut-te le altre occupazionij ehe non iia du-ro d ingegno , stupido, con vizj ne"sen-si , con insermita, e con eta decrepita.Tra molte cose , ehe stima necessarieper lH studio Chimico , e per l’ordinedi leggerei libri , aggiugne effere im-possibile acquistar l’Arte , senza eheiia illuminato con particolare graziadi Dio ; o ehe l’Arte da un perito Ar-tefice non rieeva . Dice lo stesso Geber:J ali sermonis modo artem scripsimus ,iit eam solius Dei , nostra , quiscripjmus , rmnti^recolligi accidet ,
aut perfusis divina bonitatis pjatiet ,qua, cui vult , largitur , & fuhr abit.Si nuspiam apparet vivus Dodor, es* Ar~tifex certus , nec libri pojjunt intelligi ,nifi a Deo , frsuo Autore . Non si haper valevole a poterii introdurre nell’Arte chi non e prima instruito nel par-lar loro ; pariando essi con allegorie , efrasi, per non sarsi intendere da tutti;ma lolo dagli addottrinati da’Maestrijonde chi leggera senza alcuna guida ,non potra veramente intendergli . Filiifiscis artem , dixi tibi veritatem : fi nemficis , nihil dixi .
28. Reca veramente stupore la ma-niera di scrivere di tutti i professori diAlcbimia, e ’1 loro particolare linguag-gio, nelPinsegnare la formazione deiLapis Philosophorum . Oltre i proprj vo-caboli, alia propria arte necessarj , ehesono alie Chimiche operazioni assegna-ti , i quali ammirare non ii possono jperche ogni Arte ha i suoi proprj, eparticolari nomi deg Pi illitu menti, han-no elli altri nomi, ehe Parts tutta trop-po oscurano . Pariano , e scrivono conenimmi , usano limboli, allegorie , ecaratteri particolari, e figure , ehe perimpararle,e tenerle a memoria,richieg-gono lungo , e faticoso studio,quali si-mile alle» scrivere de’Cinesi : e lungamostra li vede nell’Opera Alchimisticadi Libavio , e di altri. llsano anche no-mi Arabici nelle loro Ricette , e nellediverlitil delle operazioni $ una per un’altra cola mostrando d’intendere , edeglino stessi a spiegare si assaticWo , opiu tosto ad indovinare:e (embraiio ve-nuti da un’altro Mondo , noto a lorosolarrsente i ancorche nel Mondo nostrosempre lieno stati, e li ritrovino * atte-stando con certezza Pessctto delle lorosantastiche promesle . E’ pur questo unchiaro argomento dei lorö artificio ;poicchesse non succede quelche nelle ri-cette , e nelleregole s’insegna , li da lacagione o a qualche operazione , satt»senza avete indovinJto P enimma , <-
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