i. Delle Terre Minerali . Cap.I. 295.
semplicemente da essi si fa eccellentissi-mo Cremesino : accompagnato con al,tri, il pavonazzo .Narra il Boterolaz.univ.part.i.lib.s.tra.ttan&o dei Mes-si co, eifere Ia Cocciniglia an verme, ehesi semina su le foglie dei Fico d' India ,ove egli nasce coperto di una certa la-nuginetta delicata. Gli colgono accu-ratamente , gli leccano al Sole , e glimandano alia Spagna: e questa merca-danzia non importa meno di trecentomila scudi I’anno . Il Fico cosperso di
? uei ferne non fa per quell’ anno altrorutto , ehe i vermi. L’ Oflro , o Pur-puriffo degi i Antichi,si facea da un Con-chiglio Marino, di cui si tingea la Por-
f ora, come dice Vitruvio riferito dal-Imperato: e non in tutei i luoghi eradi un colore; ma era nero quello diPonto , e della Gallia , paeli vicini al$ettentrione *. in altri luoghi era livido,O violato, o iodo, temperandos! dal So-le : e neirisoia di Rodi,prossima al cor-io dei Sole, era rosio. Colti i Conchiglico' i ferri attorno si scarmavano, e daessi ferit! ufeiva un fangue purpureo alagrima simile: si fcuoteva nel morta-jo , ove dimenando si preparava , e siconservava^coperto di mele . Ne trattaancheGiulioPolluce//^.!, cap, 4.CosiAtistotile lib. de bist.c. io. edogniAntore , ehe ha scritto de’ Pe sci, e de'Testacei. Il Carleton la descrive Con-chiglia turbinata , cioe con gonfiatureaguzze, e ehe ha due corna come leLumache. Plinio lib. 9. cap. 36. narra,ehe bifogna piglsarle vive , altri mentecolla vita gettano quel licore, con cuiII ornavano i Fasci, e le Scure dellTm-perio Romano . Egli dirtingueva i Ca-valieri da’Senatori, illutninava ogniveste , e ne' trionfi si accompaonavacoll’oro . Il Tolosano distingue lustrodal Cremesino* dicendo, cne 1' Ostroe delleporpore, o conchigli * o muri-ci » cioe il fangue, con cui le lane sitingeano . Lo Scarlatv , ehe al’ Italia-Jii Grana, e C herme sino appelUno, co-
me dilse Ermolao Ba rbaro , e una gra-na da tingere: e soggiugne lo stesso To-losano : Coccineas tamen ejje arbores innovo Orbe in Hspaniola , <$" apud Can-nibales itnthropophapps , quas Hispanidicunt Brafiliutft , Itali Verzinum'. di-xit P. Martyr lib.4. er lib.q. dec. I. < 3 *lib. 10. dec.^. De Beb. Qcemicis , <3* Or'-be novo . I Pittori'imitano il Cremesi-no , con dare il Minio sotto due volte,e sopra il Minio seccato una mano diCinabrio, e poi una mano di laccasina.
Il Carmino disserente dal Carmisi-no e simile al Cinabrio 5 anzimiglio-re , e di maggior prezzo , e carissimo-e pero piuvago , e se ne vagliono i Mi-niator! .
27. Il Megrofumo , ehe ora si usa, e1 ’Atramento elegii Antichi. Dice Vi-truvio , ehe si facea nella Torretta avolta a guisa di st ufa coll’uscita : e po-sta la ragia nella fornace mandava illuino, ehe (lattaccava alia volta, edalie pareti. Si fa pure comunemente inalcuniproprj edihcj, e piccioli, ondenon efala il fumo , perche il fumo stel-so in Negrofuino liconverte, e si bru-cia la ragia, o la pece: e la ragia e quel-1'umor viscoso, ehe esce dal pino, dal-1’abete, e da simili alberi, ehe la peceproduco no. Si fa pure lolatilsiino dal-lebacchette, o legni de’ medesimi al-beri , e si adultera colla fuligine dellefornaci, e de’ bagni. Alcunicuoconola feccia dei vino secca: e dicono, ehese la feccia e di buon vino, riuscirM’a-tramento coi colore indico: altri coli*olio delle noci, raccogliendo il suo fu-mo nel coperchio: altri dal nor nero ,ehe si attacca alie cortine dei rame: al-tri dal legno delle tede, o legni degitavvisati alberi, bruciato , pestando nelmortajoi carboni. Polignoto , e Mi-cone,celebri Pittori Greci,lo fecero col-le vinaccie: ed Apelle lo form!) dall’a-vorio bruciato, quale appellarono Ele-jantino 7 corne iwia Plipio. Cosl for-
mano *