al Gran Principe Cosin.o III. Queir Affricano, chiamato Che giàAbiti gai tb Benfaras Affai d , che V. A. S. ne'giorni paffuti mi jece
conoscere , io lo trovo un Uomo di buona condizione -. Ha non
poca ragione /’ Eruditissimo , e Dottissimo Sig. Erbelot di farne Jii-ma , e rf/ wor; aver' a vile di comunicar talvolta seco gli amenissimisuoi Studj , intorno alle antiche , ed alle più moderne Lingue Orien-tali - .Egli mercé dei riveritissimi Comandamenti di V. A. S t fre-
quenta spesso'la mia Cast, e a me, e ad alcuni miei Amici amorevolmentespiega i principj non solo , ma le finezze ancora della Lingua Ara-bica , ed oggi dopo un lungo esercizio di quella , non poteva desì-stere con lagrime di tenerezza , e con tutti quei modi più ossequiosi jche portano i costumi della sua Gente , di esagerar meco la PietosaGenerosità del Serenissimo Granduca , che gli ha restituito la li-bertà ec, (a) .
§ CXVII. Fra i Filosofi Forestieri venuti in Firenze in que-sti tempi, merita distinta commemorazione Gio. Cristoforo Stur-mio, il quale poi estendo Professor Pubblico di Matematica, edi Fisica nell’ Università di Altdorff, ha eternalo il luo Nomecoll’utilissimo Collegium F,xper mentale , sive Curiosan , nel qua-le^) , e negli Auslarj , registra molte Esperienze fatte dalGranduca Fer linando li., e dal!' Accademia del Cimento (c) .
§. CXVI 1 I. Nell’ oste rvare i molti Manoscritti della Libre-ria del Celebre Dott. Antonio Cocchi, i quali con poco decorodel nostro Paese, e non ostante quel che io feci considerarenella mia Relazione, fu permesso si vendessero a Venezia, misovviene di aver veduto un Codice Cartaceo in 4. autografo,intitolato: Relatione dello Stato presente dell' Egitto . scritta e de-dicata al Sereniss. Ferdinando II. da Era Gio, Michele Vanslebitd' Erfordia Domenicano. Nella Dedicatoria, in data di Roma,in S. Sisto Veccho, nel Maggio 1668. dice il Wanslebio, chescrive quest’Opera nel quinto mese di suo Noviziato fra i Do-menicani; che per ora la manda al Granduca manoscritta , maper altro pensava una volta di stamparla. Narra che il Gran-duca avendo saputo che egli era sbarcato a Livorno, lo man-dò a chiamare , e lo interrogò sopra le particolarità dell’Egitto,e sopra i suoi Studj: aggiugne, che lo mantenne per quattromesi in Firenze, e poi lo favorì di raccomandazioni per Roma.Di questo buon Religioso, fra i Manoscritti della Pubblica Li-.
Tom. I. Far. II. Qcj blio*
(a) V. anche Lerrerc Famigliari di esso Magalotti Tom I. pag. 169.
(b) bpsol.1 nuncupatoria ad Antomum Magliabtcbium .
(c V. lue. Brucher Hijioria Critica Pbilo/opbìae Tom. IV. Part. 1.
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