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Tomo primo.
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giovenile, che per urgente motivo, mercé i buoni Offizi delvirtuosissimo nostro Gentiluomo Filippo Salviati, e del non menovirtuoso Gio. Francesco Sagredo Nobile Veneto, ne ottenne•una simile nell’Università di Padova, la Toscana per lo spaziodi diciotto anni restò priva di tanto Uomo, e forse mai lave-rebbe potuto ricuperare, stante le carezze, ed onorificenze,colle quali i Sigg. Veneziani saggiamente procuravano di con-servarselo. Egli veramente, come buon Fiorentino, si conosceche bramava di rimpatriare, e procurò, come a suo luogo siè veduto, di guadagnarsi la buonagrazia del Serenissimo Gran-duca Cosimo li. coì servirlo in tutto quel che fi degnava co-mandargli , col presentargli il Compasso di Proporzione, e colconsagrare al suo Nome i Satelliti di Giove da lui scoperti .La fortuna grande per il Galileo, e per la Toscana fu, cheCosimo seppe ben discernere il merito straordinario di esso Ga-lileo, e giustamente apprezzò le utilissime sue fatiche , laondesi degnò richiamarlo appresso di Se, lo ricolmò di onori, lotenne sempre caro; e quel che più ha giovato a noi, transitilenei Principi suoi Figli, e più distintamente in Ferdinando, eLeopoldo una Clementissima Stima, e Venerazione verso quelValentuomo, sicché egli godendo della Generosa Protezione deisuoi amabilissimi Padroni, potè riempiere la Toscana di tantibravissimi suoi Discepoli, ed Allievi. Il nome altresì del Tor-ticeli! sarebbe restato assai meno illustre , se non avesse ricevutopotenti ajuti, ed impulsi per le sue speculazioni, ed invenzio-ni, dai Serenissimi Ferdinando, e Leopoldo. Così pure il Bo*relii, il Michelini, il Rinaldini, il Malpighi, il Fracassati, etanti altri ora famosi, sarebbero restati molto indietro, se queiPrincipi, savissimi Discernitori dell* abilità, e del merito loro,non gli avessero coli’obbligazione delle Cattedre Pisane, e congli Esercizi continui nelle private Regie Accademie , stimolatiad aguzzare P ingegno, ed ad erigersi in Uomini Grandi. Final-mente per tralasciarne molti altri, che cosa mai sarebbe statodel Bellini,povero, malsano, e lettorato, se i medesimi Prin-cipi non avessero saputo conoscere, che in quel Giovinetto stavanascosto un Luminare Maggiore della Medicina, e non lo aves-sero opportunamente collocato sul Candelabro dell’UniversitàPisana? Quanto adunque aviamo occasione di ringraziare Iddio ,che ci abbia dato 1 soprallodati tre Dottissimi, e GenerosissimiPrincipi, i quali per lo spazio appunto di sessanta anni innal-zarono, e sostennero la Toscana Sapienza in un auge invidiabiledi Gloria, fecero la fortuna di chiunque si applicava a i buoni

studi.