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Tomo terzo.
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fermamente di appagare in parte 1’ Ingegno sublime, et Esimio diV. M., alla quale umilmente , e devotissimamente prostrato, pregoda Dio Onnipotente tutte le maggiori prosperità.

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[ Lettera dì Don Tarmano Mìcbelini , a Monsignor Fran-cesco Nerli Arcivescovo di Firenze 3

Illustrisi, e Reverendisi. Sig. Mio Sig. e Padrone Colendiss.

I L Sig. Candido del Buono, non solamente per Lettere di Ro-ma , ma molto più nel suo ritorno qua , mi ha espresso viva-mente in voce, la benignissima propensione del Genio Virtuosissimodi VS. Illustrisi., e Reverendisi. verso il mio poco merito, la qualgioconda nuova rallegrerebbe veramente s afflitto animo mio, quan-do nella persona mia propria riconoscessi un minimo che di valore,da potere in piccolissima parte quel concetto sostenere , nel qualela molta cortesia del Sig. Candido appresso di VS. Illustrisi., e Re-verendisi. avrà procurato ripormi.

In qualunque modo la colà sia, non saranno per avventura di-scari gli arditi miei attentati nelle cose Filosofiche , e Naturali ,mentre con essi ho curiosamente procurato il sovvenimento alle mas-sime necessità del Genere Umano , et ho, ( se io non m* inganno )aperta la via a potere nessi avvenire filosofare circa la Sanità Corpo-rale, mostrando estere veramente Scienza quella, che i Medici han-no fin qui stimata Arte Couietturale solamente .

E perché il medesimo Sig. Candido vuole , che io dica qual-che cosa della suddetta poco fortunata Invenzione , accennerò sola-mente a VS. Illustrisi., e Reverendisi. quello che di singolare , e dicerto mi pare di aver ritrovato, supplicandola a degnarsi tenerlein se , poiché il Mondo le stimerà chimere , e vanità esorbitanti ,finché dal Cielo non venga concesso a qualche Principe , di poter-tene curiosamente fare 1’ esperienze necessarie, necessarie dico per lacredulità degli Uomini, non per la Verità, perché io che le ho fit-te , sono sicurissimo non avere mal filosofato , e i miracoli per colidire operati, son sempre a tempo a farli vedere di nuovo, a chine avessi la curiosità.

Due