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Verona Illustrata / [Scipione Maffei]
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Tantummagia

ſuo Ce

Tae. Hug.J. 3. Vero-na potiorviſa He.Coloni amoptio pa-Ji damin remfamam-9 vi Aghat un.

In Vero-nenſibuspretiumuit:caemnblo)op beg uepartes 5.ven.

et paludesTartarifuminis.

Hentarevires, 6znilitar:240lo Ve.ronamcircumda-re placui t.

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119 DELL ISTORIA DI VERONA 120

padana eſigevano, e cuſtodivano tal dana-ro, facea particolar reſidenza in Verona,avendoci il proprio ſepolcro. Col nome di

Famiglia vengono i ſervi impiegati in taleſazione. Congettura può trarſene, che il

Queſtore ancora di tutta Italia traſpada-na qui pid che altrove uſo foſse di dimora-

re. Opportuno era il ſito per si fatta incom-

benza, come nel mezo di tutto il trattodall' Alpi Cozie all' Illirico; ed è credibile 5che ci contribuiſse ancora l' eſser gran Cit-ta, e dovizioſa. Cho eſsa in fatti ſi andaſ-ſe mantenendo nello ſtato, in cui Strabo-ne ce la moſtrò ſotto uguſto, indica Mar-ziale, il qual viſse ſotto Traiano, col ce-lebre diſtico: quanto a ſuo Catullo la granVerona, tanto dovers al ſuo Virgilio la pic.cola Mantova.

Della ſua forza ſicura teſtimonianza tro-viamo nella guerra civile di Vitellio, e diVeſpaſiano: perchè ne“ primi moti conſul-tando in Padova Primo, e Varo, ed al.tri del partito di Veſpaſiano, dove foſse dafar piazza d' armi, fu ſtabilito di farla inVerona; sI perchè avea campagne aperteopportune alla Cavalleria, in cui prevale-

vano, e d perchè parea di importanga al

credito, ed all impreſa il torre 4 Vitellio unaColonia florida, ed ablondante. Nel paſsag-gio fu occupata Vicenza, il che fu allora te-

nuto di conſiderazione per eſser patria di Ce.

cinna, uno de' principali Capi della contrariafazione. Ma e Voeroncſi, dice Tacito, fuben' impisgata l opera, perchò s com l, gſem.

Pio, e con le ricchegae giovarono dl partito:dove non facendoſi menzione di Romano

Magiſtrato alcuno, ma ſolamente de' Ve-roneſi Cittadini, ſi può riconoſcere, comePer governo ſubordinazione non aveano al-cuna. Ben Cecinna conobbe la forza del ſi.to quando ipſuperabilmente ſi accampd traOſtiglia, e le paludi del Tartaro, aſſicuran-do col fiume la ſchiena, e i fianchi con la

alude. Sopravenute poi due Legioni, vol.jero i Vitelliani far pompa delle lor forze,

e vennero ad attaccare, e a circonvallar Ve.

rona, dove e combattimenti, e ſedizioni av-vennero di ſoldati, che non ben ſi diſtinguo-no per le ſconneſſioni, e mancanze del te.ſto di Tacito in quel libro. Fu queſta la pri.

a queſta Città fatta, di cui

ma aggreſſione 4 5 bmemoria ci ſia rimaſa, ma ne reſto ben to-

ſto libera. Molto caſo ſi fece in quella guer-ra d' Oſtiglia, e di Cremona, perchè nelluno e nelfaltro luogo ſi paſſava il Po; emolta parte vi ebbe ſingolarmente Cremo-na, benchè a ſuo gran coſto. Ma finalmen-te Antonio Primo conduſſe in due marchieda Verona a Bedriaco' eſercito tutto, doveuna battaglia deciſe in favore di Veſpaſiano.

Come in occaſione di guerra, oosl in que:tempi ſi diſtinguea Verona Per letters, 8negli ſtudj. Co due Plinii, e con PomponioSecondo poc anzi mentovati, che illuſtra-rono queſta Città per l'eccellenza de' ſcritti

loro, deeſi accoppiare Caſſio Severo, Iſto-

rico citaro da dvetonio in propoſito dell' ori-gine di Vitellio, e che per Veroneſe ſi rav-viſa inquell'epiſtola di Plinio il giovane, oveſi ha, ch'ei fu concittadino di Cornelio Ne-pote. Ma veramente riſplende ſopra tuttiIl primo Plinio, che non ebbèe tra i dottiLatini l' uguale, e ben con ragione chia-mato dorriſimo da S. Agoſtino. Le di puteſopra la ſua patria, ſperiamo, che rimar-

ran tronche del tutto, ove ſi parlerà degli

Scrittori. aMa egliè ormai tempo di alcuna coſa di-

re degli edifizj, i quali dell' antico ſplendo-

re fanno ſopra tuttꝰ altro indubitata fede,

eſſendoſi le Città in ogni tempo illuſtrate

principalmente, e nobllitate dalle ſontuoſefabriche, e ben'inteſe, Il Cluverio argulſagglamente' antica forza di Verona dal ve-derciſi veſtigi, e pezzi d'antichità in mag-gior copia, che in qualunque altro luogodella Gallia Ciſalpina; ma poteva egli for-ſe aggiungere dell' Italia tutta, riſervandoſempre la gran Metropoli del mondo. Diqueſti in poche parole ci ſpediremo, perdoverſene trattare in altro luogo diſtinta-mente. La prima e pid antica reliquia ſi par-eſſer quella, di cuinell' anterior libro abbiamtatta menzione parlando de' noſtri Quar-tumviri. II pezzo coperto, che ne ſopravan-

Ci v. D. aJ. 15. c.19.

za, moſtra un belliflimo Dorico, e bench

in pietra tenera, ed ordinaria, ne traſpira ilmagnifico dalla forma Dalla doppia, e ſu-perba porta, addoſſata poi alla pid vecchia,per fare all' edifizio un pid nobil proſpetto,ben ſi ravviſa quanto ſontuoſo foſſe qui ilForo della ragione. Si ſgombrerà nel trat.tarne a parte error comune d' aver finoracreduto Arco tal doppia porta. La bellez.za, e la forma delle ſettere, che ci fi veg-gono in fronte, contribuiſce al giudicar lafabrica db ottima e lodata età. Poco lonta-no di tempo è da creder' Arco de- Gavii,che reſtava allora fuor di Città, non perImperadori„ ne per trionſi eretto„ comegli Antiquarſ„e gli Architetti ſoglion cre-dere tutti gli Archi, ma ſuperbo ſepolcralmonumento d' una Famiglia, che doveariſplender qui tra le prime. Due ſtatue perparte al naturale ci furon già, delle qualiei rimangon le nicchie; una di Marco Ga.v Macro, altra di Cajo Camio Strabon 989altra di Capia ficſiuola qi Caio, non eſſendoſiconſervato il nome della quarta. Scolpito inpiccole, ma belle lettere& ſotto J Arco ilnome