Met. J. 2.
J. 17.6. 11.
Io; gueruus da quorcuſ, e colurnus da cor).
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che abbiamo di Querni, e di Colurni( altro-ve Colorno) voci mere Latine per indicarcoſe fatte di legno di quercia, o di noccivo-
las. La deſinenza di Paſtrengo, Pozzolen-go, Buſſolengo, frequente anche nel Bre-ſciano venne da paſtoricus, putsolicus, buxoli.cus, che dovea eſſere infleſſion famigliare intai luoghi. Paſtorica pellis ho veduto in unbuon manoſcritto d' Ovidio, ove le ſtampehanno Paſtoria: ma il popolo dovea in que-ſte parti pronunziar paſtorincus„ putcolincus,gurolincus; i dialetti Latini corrotti aveanoinfleſſioni, e modi che non ci ſon rimaſi nelibri. Cos! Brognoligo ſarà ſtato pruncolicus,che non breve come Argolicus, ma doveanopopolarmente pronunziar lungo. Nel Pie-monte è frequente la deſinenza in 4, Per-chè nel parlar latino dovea eſſervi frequen-te quella in aticum, che in quel paeſe la:ra pronunziata in aſcum: eos Civaſco da ci.zaticum, Piozzaſco da Ploriaticum, Bagna-ſco da halnbaticum: animalia horbatica diſſeVopiſco: da fugiaticus ſi è fatto fugiaſco, e daMaloraticum Maggioraſco. Alcuni de' noſtrinomi ſono anche nati da i diminutivi Lati-ni, come Rivole da ripulę, Cellore da col.lulęg, Colognola: da Coloniola, Palazzolo da
Palatiolum: altri uſcirono in ecchio, come Mon-tecchio da monticulus, e in Toſcana Apec-
chio da apiculus. Molti nomi venner poi dal-le famiglie, che poſſedeano i fondi; comeQuinzano dalla gente Quinzia, Poliano dal.I Pollia, Povigliano dalla Pobilia, Mara-no dalla Maria, Cazzano dalla Catia, De-ſenzano dalla Decentia, e più altri. Caldie.ro deriva da Caldarium, cos detto dal ba-guo minerale, che vi ſi trova: volgarmentedovea forſe dirſi Caldorium: nell ItinerarioBordegaleſe wal ſi ſerive Cadiano. In mol-ti purè la voce Latina ancor ſi ritiene, varia-ta ſolamente qualche lettera, o ſillaba perla volgar pronunzia, come Progno nellamontagna da pronus, che ſi ſarà cosl dettoper eſſere in coſta: in pronis, cio in ſiti di
pendio, dee leggerſi in Plinio, ove le ſtam-
e hanno in prunit. Sono di queſto numeroCuſtoza da cuſtodia, Chievo da clivus, Fieſ-ſi da in flexu, Lugo da lacus, Prun da pru-nus, Bolca da ſubulca, Fane da fanum, Voda vadum, Menerbe, da 2 Minorus, o daMiervium, cio tempio di Minerva, Mo-radega da moratica, ritardativa, come luo-90 paludoſo, Anghiari da in glarca, Somma:campagna da ſumma campania, Avi da 4.vum, Oppeano da oppidanum, e altri tali,che non ſono per ſe vocaboli, o modi del-la volgar lingua, ma che non occorre andarricercando pid minutamente. Una ſola oſ-ſervazione aggiungeremo, che potrà in mol
IA DI VERONA
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te occaſioni eſſer utile. Il nome antico, eRomano portano ſenza dubbio tuttora quevillaggi, che ſon denominati da numero.Abbiam nel contado noſtro due Quinti, eabbiam due Settimi, cos detti dall uſo an-tico di ſegnar ſu le vie ogni miglio dalla Cit-tà con pietra, o cippo, e dall'eſſer que' luo-ghi allora ſituati appunto nella diſtanza ch-eſprimono. Motivo da cid abbiam preſo d-imparare, come le miglia Romane eran mi-nori la quinta parte delle moderne: tantoriconoſcerà, chi ſi prenderà piacere di farmiſurar le diſtanze dalle Città de' luoghicos chiamati. Quinci è, che abbiam vedu-to darſi da Strabone 500 ſtadii di lunghez-za al noſtro lago, quali computandone ottoper ogni miglio, com' egli fa, e Polibio al-tres], vengono a dare 62 miglia; la qual mi-ſura creſcè alquanto piꝭ d' un quinto di quel-la che in oggi gli diamo. Preſſo altri gli ot-to ſtadii faceano alquanto più d' un miglio.Dall' Itinerario Trento ſi fa lontano da Ve-rona 60 miglia, quali in oggi abbiamo permeno di 48. Quel monumento ci darebbedi ciò piena dimoſtrazione, ſe in eſſo poteſ-ſimo fidarci delle note numerali, e ſe aveſ-
ſimo cognizione della diverſa linea preſa da
molte ſtrade nel cambiar qualità i paeſi. Peraltro queſta oſſervazione non ſi verifica nelpaeſe noſtro ſolamente. Vigeſimo nel Fio-rentino, ov'& la Badia de Vallombroſani, nonſi fa ora venti miglia diſtante da Firenze, ma
ſedici. Nè mutò punto tal' uſo di miſure
per la venuta in Italia delle genti barbare,poichè ſeriſſe Liutprando, Autor del deci-mo ſecolo, Breſcia eſſer lontana da Verona50 miglia, che ora ſi computano per 40.Non fu ſcarſo anticamente il paeſe di pro.duzioni, che meritaſſero eſſer rammentatedagli Scrittori. Quell' uva tra le noſtre, cheſi dicea Retica, fü ſommamente lodata dallantico Catone, che viſſe nel ſeſto ſecolo diRoma, eè ſe preſtiam fede a Servio, fu poialtrettanto biaſimata da Catullo. Le vitiRetiche rammentò con molta diſtinzioneVirgilio, e pare giudicaſſe il lor vino unica-mente inferiore al Falerno. Fa fede ancheStrabone, come non cedea la palma a piiilodati vini d'Italia, e come a piè de mon-ti Retici proveniva. Ma che tal vino, ben-chè cosi nomato, ſi faceſſe nel Veroneſe,impariam da Plinio, il qual nell annovera-re i vini pid perfetti, ricorda i Retici nel Ve-roneſe, Poſpoſti ſolamonte à i Falerni da Virgi.io, e lo ricaviam da Marziale, ove accen-na, che i vini Retici veniſſero dalla terra deldotto Catullo. Anzi bella notizia ci reca iltitolo, che pur' è antico, di quel Diſtico:Panacd Horononſis. Siccome la prima voce nonavrebbe ſignificato, cosl& fuor di dubbio,8 O Pa-
J. 2. c. 16.Bil xi auaci vi tatis91 L.
milliari is2 Verona
Aiſtat.
ad GCeor.J. 2. Catopræbipuęſaudat b.Ceor. J. 2.er gh tecanminsAi(uinRherica?
lib. 4.
1. 1 4. C. 6.In Vero-nenſi itemN heticaOc.
J. 14. Jnon i guo.74 2doblti Oc.