9g. 1 62.4
Pg. 24.
v. Hier.Eccl. p. 19.
Hag. 314.
303
putarſi. Vera coſa&, che non manca chiqualche neo imputar le vorrebbe; opponen-do per cagion d' eſempio, che nuove oſſer-vazioni ci ſi trovino bensl, ma gran contra-rietà inſieme ci ſi moſtri a quelle, che peralcun altro ſi foſſer fattèe: che ſi affermicome coſa indubitata, avanti Coſtantino laGallia ciſalpina, che pur' era Italia, eſſe-re ſtata retta da Proconſoli, quai faceſſeroreſidenza in Milano: che ſi attribuiſca al P.Bacchini l eſcluder le Metropoli Romane,quando di tal punto ei non trattò nè punto,nè poco, ond' altri di tal ſua dottrina neabuſo potè fare, nè uſo; e quando quelgrand uomo ſtette in queſto con la comu-ne e volgar prevenzione, tenendo come glialtri la reſidenza de' Preſidi nelle Metro-poli geografichę: che trattando de tempiLongobardi gran cura ſi ponga nel diſpu-
tar dell' origine de Veneti avvenuta nell
età incerte ed incognite: che uno de' pidlunghi Capi della Geografia mezana ſi ag-
giri non già intorno a' tempi Romani, qualicon eſsa hanno relazione, ma intorno a primiabitatori della Toſcana, talehè convien pol ödagl' ignoti Lucumoni, e dal tempo mitico
ſaltare ad Alboino, ch'è aſſai maggior ſal-to di quello, che! Autore rimprovera conragione a gli Storici delle Città, quando da-Romani paſſano a proſſimi ſecoli. Ma que-ſte, e ſimili oppoſizioni ſon fuori di ſua ma-teria, e di ſuo argomento, onde poco caſo&è da farne; e ſolamente è da deſiderare, cheil chiariſſimo Autore agio abbia di ritornar-vi ſopra, e di rifar queſta ſua belliſſima fa-tica, come promette; veriſſimo eſſendo ciòche in fine accenna, d' averla dovuta lavo-rare con molta fretta, e ſenza quel como-do, che a sl fatto aſſunto ſi conveniva.Toccammo nell' anterior libro d' alquantecoſe, le qual co barbari, e ſpecialmenteco' Longobardi in Italia vennero; ora conmaggior frutto di molte favellar conviene,che non ci furono altramente da eſſi reca-te, benchè ne moderni tempi cosl general.mente ſi ſia creduto, e ſi ereda. Non ſa-ra un deviar dal propoſito il diffonderſi al.uanto in cos! fatte oſſervazioni; poichènon biſogna penſare, che ufizio del“ Iſtoriaſia il parlar ſolamente delle guerre, e de-dominanti: ne ſarebbe perduto il raaggiorbenefizio, e il principal frutto, quando de-cambiamenti nell' uſo delle coſe avvenuti,e delle inſtituzioni pid importanti or ine;il tempo, e gli autori non ſi veniſſero per eſſaa ſcoprire. Coſa ꝭ& ſommamente maravrglioſa, come con tutto il lume di queſtafelice eta, e con tutte le dotte fatiche indiſotterrar monumenti, e Scrittori de me-zani ſecoli in si gran numero, idea pur cor-
DELL ISTORIA DI VERONA
ra comunemente dello ſpazio di mille apnicosi diſtorta, e delle coſe d' Italia in que
tempi, per quanto ſpetta a molte parti-
colarità, immaginazion regni cos! contra-
ria al vero, che ſiecome incidentemente in
certo Trattato abbiam detto, ſecondo eſſa
converrebbe dire, all' entrare in Italia de-
barbari uno ſpirito lapidifico avere oc-
cupati gl' Italiani talmente, che impietriti
in un momento tutti, coſa alcuna non aveſ-
ſero pid operata, onde tutto ciò, che in
Italia o di buono o di reo da poi s'.& fatto
a gli ſtranieri attribuir ſi doveſſe. A loro c&
in primo luogo chi attribuiſce anche l'eſſernoſtro, quaſi per progenitori debbanſi danoi riconoſoere, e da eſſi diſcendano la mag-gior parte degl' Italiani de noſtri giorni: ilche quanto ſia falſo, pud apparire in primoluogo dal riflettere, come nè Teodorico,ne Alboino ebbero nelle loro aggreſſionidagl' Italiani contraſto; onde ſtrage non fufatta alcupa: e apparirà in ſecondo dal con-ſiderare, qual differenza di numero correſ-ſe tra gli abitanti, e gl' invaſori. Chi halatta rifleſſione ſopra molti monumenti mu-nicipali delle priſche età, ben ſa qual foſsel' antica popolazione in Italia anche nelleCittà di poco nome, e ne pid aſpri monti,e ne vici. Vera coſa&, che nel baſſo ſeco-Jo guerre, peſti, e altri malanni l' affliſfero;ma per quanto ne foſſe però la gente ſce-mata, in maggior quantità forſe che al pre-ſente non la veggiamo, è molto ragionevo-le il credere, che ancor rimaneſſe; poichèinfinita era prima, e ſe ne può prender ſag-gio dalla Città di Roma, che ognun ſa,come piꝭ millioni di perſone dentro ſe con-teneva: e benchè i mali de tempi d' Ono-rio tanto ſi eſaggerin da Procopio, abbiamda Claudiano, ch' anche in quell'età i grand: Africa, e dell' Egitto ci volean per no-drirla. Ma il numero de' barbari, che inItalia allignarono, minor certamente fu,ch altri non crederebbe. Laſciando gli E.ruli, che furon ben toſto o trucidati 5 eſ-pulfi da Teodorico, venne queſti con gliOſtrogoti; i quali che non foſſero im-menſa turba, ſi pud raccogliere, perchèdopo la lor paraz ione da Viſigoti, viſſeroaflai tempo ſotto il dominio degli Unni.Che veniſſe Teodorico con grandiſſima quan-tità di gente, niuno ha notato di que Scrit-tori, che cid d' Attila ben notarono. Nèqui moltiplicaron gran coſa, poichè conmediocri armate venute per mare furon fi-nalmente vinti, e disfatti da Greci; e quelch'& pid notabile, termind la guerra conpattuire, che uſciſſero d. Italia co loro ar-neſi per ſempre que Goti, ch' eran ſopra-vanzati a i conflitti. Senſibile adunque non
pot
De ver.Rer.
Bel.Hand. J. 1.
6. 2.
Bel.Eid.
2. Fort.
6. 47.
. Pybe.J. 4. 6.3 6.