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Verona Illustrata / [Scipione Maffei]
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Sauerio Auesan Publico Ingegnore Del.

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Fe Eucchi cl.

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Fabriche moderne

Architettura, regina ee maeſtra dell' arti, fiorlin Roma, e in Italianegli antichi tempi, ni-ente meno, e fors' an-che pid che nella Gre-cia ſteſſa. Ma non po-

s tendo durare a lungoſopra la terra uno ſtato, ſi cominciò mi-ſeramente a corrompere nel declinar dell'Imperio, e dopo Coſtantino di mano in ma-no giunſe a guaſtarſi del tutto. Cagione diqueſto male fu quell' iſteſſa, che impediràpur ſempre all' arti il mantenerſi in perfe-Zione gran tempo, cioè I' amor di mutazio-ne, e di novità. Cominoiaron gli Architet-ti, e gli artefici ad infaſtidirſi d' eſſere imi-tatori, e di uſar ſempre ſingolarmente nel-le colonne le proporzioni, e le forme mede-ſime, e di non far mai altro ne' capitelliche foglie, e volute. Venne lor voglia didiventar: autori, e d' introdur nuovi modi.Entrò opinione, che il pregio conſiſteſſe nelvariare, e nell' inventare; quinci è, che ſeventi colonne ſi veggono in edifizio de' me-zani ſecoli, venti differenti forme, e diſe.gai ben ſovente vi ſi oſſervano neꝰ capitelli.Poſto queſto principio, ogni buona regolaforza& che vada a terra, e a ridicole ſtra-vaganze forza& che ſi faccia luogo. Diedemano al corromperſi di queſt: arte il corrom-pimento delle helle lettere, che nel baſſoſecolo de Romani appunto per l' iſteſſa ra-lone pur s' introduſſe. Il Vaſari ſecondouniverſal Prevenzione diſſe, che le cattivemaniere di fabricare furon zyovatę da- Coti,e che ſon Tedeſcbe; ma nacque talꝰ opinio-ne dalla ſuper bia noſtra per cui tutto il cat-tivo abbiam conſiderato come ſtraniero: la

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falſa immaginazione, che tal guaſtamentoveniſſe da barbari, i quali architettura nonaveano buona cattiva, e in cosi fattilavori non ponean mano, ſi è già ſgombra-ta nell' Iſtoria. Quivi ſi& moſtrato pari-mente, come con tutta la trasformazionedegli ornamenti, ſi ritenne però in Italiaſempre il modo Romano per quanto ſpet-ta alla ſolidità, e alla perfetta, e magnifi-ca coſtruzione de muri: anzi nelle propor-Zioni totali ancora, e nel compleſio degliornati, ſontuoſi edifizj non mancano fattiin varj luoghi d' Italia ne mezani ſecoli, chemeritan lode, e ne nomina alquanti il Va-ſari. Cos! nell: ardimento, e ne modi cheaveano i Romani, d' inalzar con facilità co-lonne, e peſi ſterminati, continuarono leſuccedute età. Sovvienmi della Chieſa det-ta la Rotonda fuor di Ravenna, dove lacupola, o volta, che ſerve di tetto, e chenon ha niente meno di dieci braccia per dia-metro, è tutta d' un ſol pezzo di pietra d-Iſtria. Bell' impreſa ſarebbe ſtata per Lon-gobardi, o per Goti il lavorare, traſporta-re, e collocare in quell' altezza i fatta mo-Je. Par quaſi impoſſibils, dice il Vaſari nelProemio alle Vite, che un ſaſſo di quella ſor:re foſſe tanto in alto collocato. Ma in queſtaCittà oſſerviſi la porta del Duomo, e laſyeltezza dentro delle colonne, che diſtin-guono le navate, tenuta dall 1per non ingombrare, e le belle volte pochiſ-ſimo arcuate, e incrociatè da cordone di bel-la pietra lavorato vagamente, benchè a no-ſtri giorni ſtolidamente imbiancato. Oſſer-vinſi le muraglie di S. Zeno, e il ſuo cam-panile, metà del quale ſi fece nel 1045.nel fianco della Chieſa ſi noti, come facea-no anche architrave, fregio, e cornice, matutto

lib. 11.