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Verona Illustrata / [Scipione Maffei]
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79 F A BRIGHE MODERNE 80

e dominum Verona ſuum, in- Brixiaviclit,

Parmaqus cum Lucca, cum Feltro Mar-chia tota.

Queſt' ↄdiſizio& ſontuoſo, e ammirabile,perchè poſa tutto ſu quattro colonne archi-travate in diſtanza di nove piedi. Sopra itraverſi poſa un grandiſſimo, e groſſo qua-dro di Verde antico, che forma il piano ſo-pra del quale è collocata in mezo P arca deldefonto. Quattro altre colonne ſoſtentanola volta, che fa coperto, e il faſtigio coſuoi ornamenti: nell' ultima cima ſi vedela ſtatua equeſtre di Maſtino, grande al na-turale. Intorno& nobil recinto di pietra, edi ferro, con quattro pilaſtri, e ſtatue ne-gli angoli. öCanſignorio, che mor! I anno 1375, volle prima prepararſi il ſepolero, ed avanza-re in ciò la magnificenza degli anteriori.Non può certamente eſſer pid ſuper bo, ſup-poſta l' anguſtia grande del ſito. Na ſei fac-cie, ed& ſoſtenuto da ſei colonne, che reg-gon prima un piano di bel marmo antico,ſopra il quale ſta la grand arca tutta iſtoria-ta. L' eſſerſi ſerviti nell' uno e nell' altro diqueſt i mauſolei di due si gran pezzi di pre-zioſi marmi, ed antichi, non tanto fu permagnificenza, mentre reſtan coperti, e qua-ſi naſcoſti, quanto per ſicurezza, atteſa lamaggior durezza e conſiſtenza de' marmiorientali, e oltramarini. J capitelli hannola prima mano di belle foglie Corintie, maſi devia nel rimanente. Sei altre colonnereggon I' altiſſimo faſtigio, nella cima delquale fa bella moſtra lo Scaligero a cavallo.II tutto& cos operoſamente ornato, e contanta ſpeſa lavorato, che di maniera Goti-ca, come ſuol chiamarſi, difficilmente ſitroverà coſa pid nobile, e pid bella. L' i-ſerizione& intorno nel fregio, ed& già ſtatapublicata con I' altre da pid d' uno de' no-ſtri, ma ſenza avere avvertito, ch' altra vem ha nel primo, e più baſſo liſtello col no-me dell' artefice. Hoc opus ſculpſit, et fecitBoginus de Campigliono Mediolanenſis Dioce.fr. Serra intorno un recinto di marmo roſ-ſo pur' in ſeſſangolo con ſei pilaſtri, ſopraquali ĩ ſoliti tabernacoli quadrati con ſtatuedi Santi, che fecero profeſſion d' armi. E,notabile anche il ſerraglio, e cancello di fer-ro con l armi della Scala, perchè lavoratocon tal vaghezza di diſegno, che nulla piupotrebbeſi aſpettare dalla bizarria moder-na 8 l.*Finalmente nel ſecolo del 1400 ripiglia-to con fervore il coltivamento delle Grechelettere, e de' buoni ſtudj, anche! architet-tura tornd a riſtabilirſi, talchè eſiliata quel.

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la maniera, che ſuol dirſi Gotica, e abban-donate le ſottili, e improprie colonne, e icapitelli di capriccio, e le tante punte, efoglie, e tabernacolini, e riſalti, con la con-ſiderazione dell' anticaglie Romane, e de-gli avanzi di fabriche a' buoni tempi eret-te, ſi rimiſero in uſo i veri ed antichi ordi-ni, Toſcano, Dorico, Jonico, Corintio, eRomano, o vogliam dir Compoſto. Lo ſtu-dio, e I buon ſenſo d' ingegnoſi uomini, eſingolari venne poi continuando per modo,che nel 1 500 ſi vide queſt' arte arrivata dinuovo alla perfezione antica. Nè la Cittanoſtra fu inferiore a niſſun' altra ne Sogget-ti, che in tal grado ritornarono l Architet-tura, anzi di eſſa pure uſciron quelli, chea tutte queſte parti del ſano, e del perfet-to operare dieder! eſempio. Laſciando An-tonio Rivio, o Riccio, che Veroneſe, e fla.tilaria, et architecturæ clariſſimus, vien dettoda Matteo Colaccio ne ſuoi opuſcoli ſtam-pati nel 1498 in Venezia, due umi di queſt'

arte nacquero qui circa la metà del decimo-

quinto ſecolo, a' quali non molti ſono chepoſſano agguagliarſi.

Farem principio da Giovan Maria Falco-netto, che applicd prima, e ſi eſercitò nel-la pittura, ma invaghitoſi poi dell' archi-tettura, comincid a far oſſervazione ſoprale antichità che qui abbiamo, e a ritrarlecon ſomma diligenza. Portatoſi dipoi aRoma vi ſi trattenne dodici anni, miſuran-do, e diſegnando quante anticaglie vi ſi tro-vano. Tornato in patria, mentr' era agita-ta dalla guerra, e tenuta da Tedeſchi, po-co potè operare in queſt' arte, e piu toſtofece qualche coſa di pittura, e cosl in Tren-to, dove poi fu coſtretto a ritirarſi. Mafinalmentè paſſato a Padova, innamoraron-ſi di lui Pietro Bembo, e Luigi CornaroSenatore di grand animo, e di molto ſape-re, il quale non trovando chi pid belli, e

meglio penſati diſegni faceſſe, nè chi me-

glio ſcifraſſe Vitruvio, ſe lo preſe preſſo dilui, e vel tenne fin ch'ebbe vita. Per ve-der le antichità, ch' ivi rimangono, ſi traſ-feri Falconetto a Pola. In Padova operòpid che altrove. Due porte della Città vifece col ricetto per le guardie: venendo daVicenza ſi vede ſcritto ſu la pilaſtrata in-terna(ſiniſtra entrando) Jo. Mar. Faleonst-tus Voron. Architectus. Daltre ſue opere, ede' modelli di Palazzi, e Chieſe da lui fat-ti, e dell aver lui inſegnato a metter in ope-ra gli ſtucchi, veggaſi il Vaſari, che diceancora, com' ei fu uomo di gran coraggio,e di genio allegro, e bel parlatore, e argu-to ne motti; e dice, com' ei fu il primo,che metteſſe in diſegno Teatri, ed Anfitea-

tri, e ne trovaſſe le piante; e come ripie-O