Modo di lavorarli .
Musaici imitane lapittura .
Se ne servirono in o-pere vedute da lonta-no facendoli di vetri.
Mtri musaici .
Come s'abbi a darfradicio d’ una fab-brica .
xxviii dell’ Architettura .
campo dì quelli. Questi dunque fi lavoravano in tal modo . Facevasi sottoun piano di stucco tresco di calce , e di marmo, tanto grosso, che bastasseper tenere in se i pezzi commessi fermamente , sinché fatto presa si potesserospianar di sopra ; perché facevano nel seccarsi una presa mirabile , ed unosmalto maraviglioso, che né Tufo del camminare, né 1’acqua non glioffendeva. Onde essendo questa opera in grandissima considerazione venu-ta , gì’ ingegni loro si misero a speculare più alto ; essendo facile a unainvenzione trovata aggiugner sempre qual cosa di bontà . Perché fece-ro poi i musaici di marmi più finì ; e per bagni , e per stufe i pavi-menti di quelli, e con più sottile magistero , e diligenza quei lavora-vano sottilissimamente, facendovi pesci variati, ed imitando la pitturacon varie sorte di colori atti a ciò con più specie di marmi ; mescolando ancofra quelli alcuni pezzi triti di quadretti di musaico di ossa di pesce, ch’hannola pelle lustra. E così vivamente gli facevano, che 1’acqua postavi disopra , velandoli, pur che chiara fosse, gli faceva parere vivissimi neipavimenti, come se ne vede in Parione in Roma in casa di Messer Egidio ,eFibio Sasso. Perché parendo loro questa una pittura da poter regge-re ali' acque , ed ai venti, e al Sole per l’eternità sua ; e pensando , chetale opra molto meglio di lontano, che d’appresso ritornerebbe; perchécosì non si scorgerebbono i pezzi, che ’l musaico d’ appresso sa vedere ; gliordinarono per ornar le volte , e le pareti de i muri , dove tal cose si ave-vano a veder di lontano. E perché lustrassero, e dagli umidi, e acquesi difendessero , pensarono tal cosa doversi fare di vetri ; e così gli misero inopera : e facendo ciò bellissimo vedere , ne ornarono i tempi lor» , ed altriluoghi ; come veggi a mo oggi ancora a Roma il tempio di Bacco, edaltri. Talché da quelli di marmo derivano questi, che fi chiamano oggimusaico di vetri : e da quel di vetri s’ é passato al musaico di gusci d’ uo-vo ; e da questi al musaico del far le figure, e le storie di chiaro scuropur di commessi, che paiono dipinte; come tratteremo al suo luogo nellapittura.
CAPITOLO VII.
Come fi ha a conoscere mo edificio proporzionato benere che parti generalmente se gli convengono .
M A perché il ragionare delle cose particolari mi sarebbe deviar trop-po dal mio proposito; lasciata questa minuta considerazione a gliScrittori dell’architettura ; dirò solamente in universale , come si conosca-no le buone fabbriche , e quello che si convenga alla forma loro per esse-re insieme ed utili, e belle. Quando s’arriva dunque a uno edificio >chi volesse vedere s’egli é stato ordinato da uno architettore eccellente , equanta maestria egli ha avuto , e sapere : s'egli ha saputo accomodarlial sito , ed alla volontà di chi 1’ ha fatto fabbricare ; egli ha a consideraretutte queste parti. In prima , se chi lo ha levato dal fondamento, ha pensatose quel luogo era disposto , e capace a ricevere quella qualità , e quantità diordinazione così nello spartimento delle stanze , come ne gli ornamenti «,che per le mura comporta quel sito o stretto , o largo , o alto , o basso : ese è stato spartito con grazia, e conveniente misura; dispensando, edando la qualità , e quantità di colonne , finestre , porte , e riscontri dellefacce fuori , e dentro nelle altezze , o grossezze de’ muri, ed in tuttoquello, che c'intervenga a luogo per luogo . E’.di necessità , che si distribui-scano per lo edificio le stanze , eh abbiano le lor corrispondenze di porte , fi-nestre *