Pittori, e scultori
Artefici Greci nellascultura .
delle Vite. lxvii
ilfamosissimo /(pelle da Alessandro Magno tanto per quella virtù stimato , edonorato , ingegnosissimo investigatore della calunnia , e del favore , comeci dimostra Luciano , e come sempre sur , quasi tutti i pittori , s gli scultorieccellenti, dotati dal cielo il più delle volte , non solo dell' ornamento dellapoesia , come fi legge di Pacuvio ; ma della filosofia ancora , come fi vide in ornati di filosofia , eMe tr odoro perito tanto in filosofia , quanto in pittura , mandato dagli Ale- t ot fi*titest a Paolo Emilio per ornare il trionfo , che ne rimase a leggere filosofia a'suoi figliuoli. Furono adunque grandemente in Grecia esercitate le sculture,nelle quali fi trovarono molti artefici eccellenti , e tra gli altri Fidia Ate-niese , Prafitele , e Policleto grandi fimi maestri ; cosi Lifippo , e Pirgotelein intaglio di cavo valsero assai , e Pigmaleone in avorio di rilievo ; di cuisi favoleggia , che co' preghi suoi impetrò fiato , e spirito alla figura dellavergine , eh' ei fece . La pittura similmente onorarono , e con premj gliantichi Greci , e Romani ; poiché a eforo , che la fecero maravigliosa ap-parire , lo dimostrarono col donare loro citta , e dignità, grandissime. Fiorìtalmente quest ’ arte in Roma , che Fabio diede nome al suo casato , sottoscri-vendofi nelle cose da lui fi vagamente dipinte nel tempio della salute, chia-mandosi Fabio pittore . Fu proibito per decreto pubblico , che le persone ser-ve tal arte non facessero per le citta . E tanto onore fecero le genti del con- premio, e onore datotinuo ali' arte , ed a gli artefici , che {'opere rare nelle spoglie de' trionfi a alia pittura,come cose miracolose , a Romafi mandavano : egli artefici egregi erano fittidi servi liberi , e riconosciuti con onorati premj dalle repubbliche . Gli stesiRomani tanta riverenza a tali arti portarono , che oltre il rispetto, che nelguastare la citta di Siragusa volle Marcello, che s' avesse a uno artefice fa- ~moso di queste ; nel volere pigliare la città predetta ebbero riguardo di non Jmettere ti fuoco a quella parte, dove era ma bellissima tavola dipinta , laquale fu dt poi portata a Roma nel trionfo con molta pompa-, dove in spaziodi tempo , avendo quasi spogliato il Mondo , ridussero gli artefici stesi, e leegregie opere loro ; delle quali Roma poi si fece b Ila , perché le diederogrande ornamento le statue pellegrine, e più che le domestiche , e partico-lari ; sapendosi , che in Rodi città d'isola non molto grande , furono piùdi trenta mila fatue annoverate fra di bronzo, e di marmo-, né manco neebbero gli Ateniesi , ma molto più quei d' Olimpia , e di Delfo , e senzaalcun numero quei di Corinto , e furono tutte bellissime, e dì grandissimoprezzo - Non fi fa egli , che Nicomede re di Licia , per /’ ingordigia di un*
Venere , che era di mano di Prafitele , vi consumò quasi tutte le ricchezzede' popoli} Non fece il me destino Aitalo} Che per avere la tavola di Baccodipinta da AriHidt, non fi curò di spendervi dentro più di sei mila sesterzi .
'La qual tavola da Lucio Multimio su posta , per ornarne pur Roma , nel tem-pio dì Cerere con gr alidissima pompa . Ma con tuttoché la nobiltà di quest' . . ,
arte fisse così in pregio , e'nott fi sa però ancora per certo , chi ledesse il r a p erigine. J
Espugnazione di Si-
Roma ornata dallzjstatue .
primo principio . Perché come già fi è di sopra ragionato , ella fi vede ansi- 'chifìma ne' Caldei : certi la danno ali' Etiopi : ed ì Greci a se medesimi1' attribuiscono . E puffi non senza ragione peusar , eh' ella sta forse più an-
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