di M. Gio. B. Adriani. lxxxvit
no ; e ciò fu intorno agli anni zzo. dopo Roma edificata ; per costai fula pittura molto in alzata. Egli primo nelle figure umane mostrò aprir labocca , scoprire i denti : ed i volti da quella antica rozzezza fece pa-rere più arrendevoli, e più vivi. Rimase di lui fra le altre una tavola , Sue spere.che fi vide in Roma assai tempo nella loggia di Pompeo , nella qualeera una bella figura armata con lo scudo , la quale non bene si conoscevase scendeva, osaliva . Egli medesimo a Desso dipinse quel tempio no- Premia.bilissimo , egli in Atene la loggia , che dalla varietà delle dipinture ,che dentro vi erano, fu chiamata la varia ; e 1 ’ uno * e P altro di questi '
lavori fece in dono, la qual liberalità molto gli accrebbe la riputazio-ne , e la grazia apprestò a tutti i popoli della Grecia ; talmente che gliAnfizioni, che era un consiglio comune di gran parte della Grecia, chea certi tempi, per trattare delle bisogne pubbliche, a Desso si raglina-va, gli stanziarono, che dovunque egli andaste per la Grecia,foste grazio- liberalità.semente ricevuto, e fattogli pubblicamente le spese . A questo tempomedesimo furono due altri pittori d’un medesimo nome, de* quali Mi- Due Miteni, e Tima »cene il minore si dice estèr stato padre di Timarete, il quale esercitò r *l e * AgUofinte, ce-la medesima arte delia pittura. A questo tempo stellò, o poco più oltre norepalrè 1 tifi arri-varono Aglaofone, Cefìsodoro , Frilo , ed Evenore padre di Patrasso, fio .di cui si parlerà a suo luogo ; e furono costoro aslài chiari » ma non tan-to però > che essi meritino , che per loro virtù, o per loro opere si met-ta molto tempo, studiandoci massimamente d’andare alla eccellenzadell’ arte , alla quale arrecò poi gran chiarezza Apollodoro Ateniese in* Apollodoro neglian-torno ali’anno 345. da Roma edificata , il quale primo cominciò a dar”' * 4S *fuori figure bellissime , ed arrecò a quest’arte gloria grandissima, di sue opere.cui molti sècoli poi si vedeva in Asia a Bergamo una tavola entrovi unsacerdote adorante , ed in un’ altra uno Ajace percosso dalla saetta diGiove , di tanto eccessiva bellezza , che si dice innanzi a questa non siestèr veduta opera di quest’ arte , la quale allettasse gli occhj de’ riguar-danti . Per la porta da costui primieramente aperta entrò Zeuss di Era- Zeufi.elea dodici » o tredici anni poscia , il quale condusse il pennello ad al-tissima gloria , e di cui Apollodoro, quello stesso poco innanzi da noiraccontato, feriste in versi, Parte sua toltagli portarne seco Zeusi. Fece Sue riethezze, e pom-costui con quest’ arte ricchezza infinita, tale che venendo egli alcuna^* » -
volta ad Olimpia , là dove ogni cinque anni concorreva quasi tutta laGrecia a vedere i giuochi, e gli spettacoli pubblici ; per pompa a lettered’oro nel mantello portava scritto il nome suo , acciò da ciascuno potes-se essere conosciuto . Stimò egli cotanto 1 ’opere sue, che giudicando sue opere.non si dover trovare pregio pari a quelle, si mise nell'animo non di ven-derle » ma di donarle ; e così donò una Atalanta al Comune di Gergen-to , e Pane Dio de’pastori ad Archelao re. Dipinse una Penelope , nellaquale , oltre alla forma bellissima , si conoscevano ancora la pudicizia ,la pazienza, ed altri bei costumi, che in onesta donna si ricercano .
Dipinse un campione di quelli, che i Greci chiamano atleti , e di
questa