i-en:eja tra spelte,' froiogene in tirannr.a Unta .
Vinto- da Apelle .
Questa tavola porta-ta a Roma c tenutain pregia .
xcii Lettera
quella tavola di maraviglioso sottigliezza, e andò via . Torna Proto-gene : la vecchia gli conta il fatto : guarda egli, e considerata la sot-tigliezza di quella linea , s’ avvisò troppo bene , ciò non essere opera_.d’ altri, che di Apelle , che in altri non caderebbe opera tanto perfet-ta ; e preso il pennello , sopra quell’ iitessa d’Apelle d’altro colore ne ti-rò un' altra più sottile , e disse alla vecchia : Dirai a quel buono uomo,se ci torna, mostrandogli questa , che questi è quelli, che ei va cercando;e così non molto poi avvenne, che tornato Apelle, e udito dalla vecchiail fatto, vergognando d’ess.r vinto, con un terzo colore partì quellelinee stesse per lungo il mezzo , non lasciando più luogo veruno ad al-cuna sottigliezza . Onde tornando Protogene , e considerato la cosa ,e confessando d'esser vinto , corse al porto cercando d’Apelle , e seconel menò a casa • Questa tavola senza altra dipintura vedervisi entro,fu tenuta degna per questo fatto solo d’ esser lungo tempo mantenuta vi-va : e fu poi, come cosa nobile , portata a Roma , e nel palazzo de gliImperadori veduta volentieri da ciascuno , e sommamente ammirata ,e più da coloro , che ne potevano giudicare ; tutto che non vi si vedes-se altro, che queste linee tanto sottili, che poi appena si potevano scor-gere ; e fra le altre opere nobilissime su tenuta cara : e per quell’ istesso,che entro altro non vi si vedeva, allettava gli occhj de’ riguardanti. Eb-be quest’ artefice in costume di non lasciar mai pasture un giorno solo ,che almeno non tirasse una linea, ed in qualche parte esercitasse 1’ artesua ; il che poi venne in proverbio . Usava egli similmente mettere^1’ opere sue finite in pubblico , ed appresso star nascoso , ascoltando quel-lo che altri ne dicesse, estimando il vulgo d’ alcune cose essere buonconoscitore , e poterne ben giudicare . Avvenne (come si dice ) che uncalzolajo accusò in una pianella d’una figura non so che difetto ; e co-noscendo il maestro , che e’ diceva il vero, la racconciò. Tornandopoi 1’ altro giorno il medesimo calzolajo , e vedendo il maestro averglicreduto nella pianella, cominciò a voler dire non so che di una dellegambe ; di che sdegnato Apelle , ed uscendo fuori, disse proverbiando-lo, che a calzolajo non conveniva giudicar più su , che la pianella; ilqual detto su anco accettato per proverbio . Fu inoltre molto piacevole,ed alla mano, e per questo oltre a modo caro ad Alessandro Magno,talmente che quel re lo andava spesso a visitare a bottega, prendendodiletto di vederlo lavorare , ed insieme d’udirlo ragionare . Ed ebbetanto di grazia , e di autorità appresso a questo re , benché stizzoso , ebizzarro , che ragionando esso alcune volte dell’ arte di lui meno chesaviamente , con bel modo gl’ imponeva silenzio, mostrandogli i fat-torini , che macinavano i colori, ridersene . Ma quale Alessandro lo sti-masse nell’ arte , si conobbe per questo , eh’ egli proibì a ciascuno dipin-tore il ritrarlo fuori che ad Apelle . E quanto egli lo amasse , ed aves-se caro si vide per quest’altro; perciocché avendogli imposto Alessan-
Cansacedonatagli da dio, che gli ritraesse nuda Cansace una la più bella delle sue concubine,■diandro . ] a qua-
Sian giorno senzalinea .
Esponeva le sue opere,Tatto delealzolajo >
Era caro , e familia-re di Alessandro Ma-gno-