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Tomo primo.
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CXIII
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di M. Gio. B. Adriani. cxiii

dasacrificj, e da credenze , come un Lesbocle , un Prodoro, un Pi-todico, e Poi ignoro , che furono anco pittori molto chiari : e Strato-nicoScinno, il quale dissono , che fu discepolo di Crizia. Fuquest’ar . opere di broat,» mal.te di far di bronzo anticamente molto in uso in Italia, elomostrava_, ou l* em a *’•quell’ Ercole , il quale dicono estere stato da Evandro conlàgrato a Ro-ma nella piazza del mercato de 1 buoi ; il quale si chiamava , P Ercoletrionfale, perocché , quando alcun cittadino Romano entrava in Romatrionfando, si adornava anco 1’ Ercole di abito trionfale. Medesimamen-te lo dimostrava quel jano , che fu consacrato da Numa Pompilio , il statua di jano,tempio del quale o aperto , o chiuso dava segno di guerra , o di pa-ce ; le dita del quale erano talmente figurate, ch’elle significavano z6z.mostrando , eh’ era Dio dell’ anno , e dell’ età . Mostravanlo ancoramolte altre statue pur di bronzo dì maniera Toscana , sparse per tuttaquanta l’Italia . E pare, che sia cosa degna di maraviglia , che estendoquest’ arte tanto antica in Italia , i Romani di quel tempo amassero più Romani somma i lo-gli Dei , eh’essi adoravano, ritratti di terra , o di legno intagliati , che ro Dei di terra o didi bronzo, avendone Parte ; perciocché insino al tempo , n fi quale fuda’ Romani vinta l’Afia, cotali immagini di Dei ancora si adoravano .

Ma poi quella semplicità e povertà Romana, così nelle pubbliche , comenelle private cose , divenne ricca , e pomposa : e si mutò in tutto il co- Mutaron! di tal ce-fiume , e fu cosa da non lo creder agevolmente , in quanto poco di tem- ^ Mme 'po ella crebbe, che al tempo , che M. Scauro fu edile , eh’ egli feceper le feste pubbliche l’apparato della piazza , ch’era ufficio di quel ma-gistrato; si videro in un teatro solo fatto per quella festa , e in una scena ?ee ’ ,a Fr»>, nu-

tremila statue di bronzo provvedutevi, ed accattatevi , come allora era di brt-

ufanza di fare, di più luoghi. Mummie, quel che vinse la Grecia, ne em-piè Roma : molte ve ne portò Enofilo , ed in poco tempo né fu spoglia-ta l’Afìa , e la Grecia in gran parte , e contuttociò fu chi lasciò scritto,che a’ Rodi in questo tempo n’ erano ancora tre migliaja, né minor nu-mero in Atene, nè minore ad Olimpia, e molto maggiore a Desto; del-le quali le più nobili, e li maestri d’esse noi di sopra abbiamo in qual-che parte raccontato . Nè solo le immagini degli Dei, e le figure de-gli uomini raslsembrarono , ma ancora d’altri animali ; infra i quali nelCampidoglio, nel tempio più secreto di Giunone, si vedeva un cane feri-to , che si leccava la piaga, di sì eccessiva simiglianza , che appena pare,che si possa credere ; la bellezza della qual figura , quanto i Romani sti-massero, si può giudicare dal luogo, dove essi la guardavano , e molto piùche coloro , ai quali si aspettava la guardia del tempio con ciò che den-tro vi era, non si stimando somma alcuna di denari pari alla perditadi quella figura, se ella fusse stata involata, la dovevano guardare appenadella testa . Nè bastò asti nobili artefici imitare , e rafsembrare le cose,secondo che elle sono da Natura , ma fecero ancora statue altissime , e statue di grande al-bellissime molto sopra il naturale , come fu 1’ Apollo in Campidoglio al-to trenta braccia ; la qual figura Cuculio fece portare a Roma dalle ter-Tsm.I. p re

Portate dall'Asia , edalla Grecia .