22 Prima Parte.
r onorò , e premiò grandemente. Da Napoli tornando in Toscana sifermò Niccola alla fàbbrica di s.Maria d’Orvieto, e lavorandovi in com-iìtried! tutte V riUt- P a S n ’ 3 d’ alcuni Tedeschi, vi fece di marmo, per la facciata dinanziJ ve . di quella chiesa, alcune figure tonde, e particolarmente due storie del
Giudizio universale , ed in effe il paradiso, e l'inferno. E siccome sisforzò di fare nel paradiso della maggior bellezza, che seppe, l’animede’ beati ne’ loro corpi ritornate ; così nell’ inferno fece le più stra-ne forme di diavoli, che si polsino vedere, intentissime al tormentarl’anime dannate. Nella quale opera, non che i Tedeschi , che quivilavoravano, ma superò se stellò con molta sua lode . E perché vi fecegran numero di figure , e vi durò molta fatica , è stato, non che altro,lodato a’tempi nostri da chi non ha avuto più giudizio che tanto nel-'y!cccltt. >Ue °“‘ k scultura - Ebbe, fra gli altri, Niccola un figliuolo chiamato Giovanni,
il quale , perché seguitò sempre il padre, e sotto la disciplina di lui at-tese alla scultura, ed ali’architettura, in pochi anni divenne non soloeguale al padre , ma in alcuna cola superiore ; onde estèndo già vec-chio Niccola, si ritirò in Pisa, e lì vivendo quietamente, lasciava d’ognicosa il governo al figliuolo . Essendo dunque morto in Perugia Papa_.S «ju*Tt™ ‘ Vr Urbano IV» fu mandato per Giovanni, il quale andato là , fece la se-poltura di quel Pontefice di marmo, la quale, insieme con quella di Pa-pa Martino IV., su poi gettata per terra , quando i Perugini aggrandi-rono il loro vescovado, di modo che se ne veggono solamente alcunereliquie sparse per la chiesa . E avendo nel medesimo tempo i Peruginidal monte di Pacciano, lontano due miglia dalla città , condotto per ca-nali di piombo un’ acqua grossissima, mediante l’ingegno, e industria—,d’un frate de’ Silvestrini, fu dato a fare a Gio. Pisano tutti gli ornamen-ti della fonte, così di bronzo, come di marmi, onde egli vi mise ma-no, e fece tre ordini di vasi , due di marmo, ed uno di bronzo ; il primoè posto sopra dodici gradi di scalea dodici facce: l’altro sopra alcunecolonne , che posano in sul piano del primo vaso, cioè nel mezzo : edil terzo , che è di bronzo , posa sopra tre figure, ed ha nel mezzo al-cuni grifoni pur di bronzo, che versano acqua da tutte le bande . Eperché a Giovanni parve avere molto ben in quel lavoro operato , vipose il nome sito. Circa 1 ’ anno 1560. essendo gli archi, e i condottidi questa fonte , la quale costò cento sessanta mila ducati d’ oro , guastiri- in gran parte, e rovinati , Vincenzio Danti Perugino scultore, consua non picciola lode senza rifar gli archi, il che farebbe stato di gran-dissima spesa , ricondusse molto ingegnosamente 1’ acqua alla det* a fon-te nel modo, che era prima. Finita questa opera , desideroso Giovannidi riveder il padre vecchio, ed indisposto, si partì di Perugia pertornarsene a Pisa ; ma, passando per Firenze , gli su forza fermarsi,per adoperarsi insieme con altri ali’ opra delle mulina d’ Arno, chesi facevano da fan Gregorio apprestò la piazza de’ Mozzi. Ma final-mente avendo avuto nuove , che Niccola suo padre era morto, se n’andò
a Pi-
Tonte di sericei *,
Vìncendo Dantifarcì 1 condotti .
Giovanni attende al,le mulina di Amo.