Svolere fa’; marmaper Giulio Tarlati•vescovo rii Arti,todi Gioite .
Taccio Gondi amato-re della pittura •
§2 Prima'Parte.
de’Gaddi. E nella medesima chiesa fece sopra il tramezzo un s. Lodo*vico a Paolo di Lotto Ardinghelli, e a' piedi il ritratto di lui, e dellamoglie di naturale .
L’ anno poi 1327* essendo Guido Tarlati da Pietramala, vescovo,e signor di Arezzo » morto a Mafia di Maremma nel tornare da Lucca»dove era stato a visitare P Imperadore ; poiché fu portato in Arezzo ilsuo corpo » e lì ebbe avuta P onoranza del mortorio onoratissima , deli-berarono Piero Saccone » e Dosso da Pietramala fratello del vescovo ,che gli fòsse fatto un sepolcro di marmo degno della grandezza d i tantouomo , stato signore spirituale , e temporale , e capo di parte Ghibel-lina in Toscana . Perché, scritto a Giotto, che facesse il disegno d’unasepoltura ricchissima , e quanto più si potesse onorata, e mandatoglile misure , lo pregarono apprestò, che metteste loro per le mani unoscultore il più eccellente » secondo il parer suo » di quanti ne erano inItalia » perché si rimettevano di tutto al giudizio di lui. Giotto , checortese era , fece il disegno, e lo mandò loro , e secondo quello , comeal suo luogo si dirà , su fatta la detta sepoltura . E perché il detto PieroSaccone amava infinitamente la virtù di’questo uomo, avendo preso»non molto dopo che ebbe avuto il detto disegno , il borgo a s. Sepol-cro ; di là condusse in Arezzo una tavola di man di Giotto di figure pic-cole » che poi se n’è ita in pezzi. E Laccio Gondi » gentiluomo Fioren-tino » amatore di queste nobili arti, e di tutte le virtù » estèndo com-missàrio di Arezzo ricercò con gran diligenza i pezzi di questa tavola »e trovatone alcuni » gli condusse a Firenze » dove gli tiene in gran ve-nerazione insieme con alcune altre cose, che ha di mano del medesi-mo Giotto; il quale lavorò tante cose» che raccontandole » non si cre-derebbe. E non sono molti anni » che trovandomi io ali’eremo di Ca-maldoli » dove ho molte cose lavorato a que’ reverendi Padri , vidi inuna cella ( e vi era stato portato dal molto Rev. D. Antonio da Pisa, al-lora generale della congregazione di Camaldoli ) un Crocifisso piccoloin campo d’oro » e col nome di Giotto di sua mano , molto bello. Ilquale Crocifisso si tiene oggi » secondo che mi dice il reverendo D. Sil-vano Razzi » monaco Camaldolense» nel monastero de gli Angeli di Fi-renze » nella cella del Maggiore » come cosà rarissima » per essere ditnano di Gioito, ed in compagnia d’ un bellissimo quadretto di mano diRastàello da Li bino.
Dipinse Giotto a’frati Umiliati d’Ognissanti di Firenze una cap-pella , e quattro tavole » e fra 1 ’ altre in una la nostra Donna con moltiAngeli intorno , e col figliuolo in braccio : ed un Crocifisso grande inlegno ; dal quale Puccio Capanna pigliando il disegno ne lavorò poi mol-ti per tutta l’Italia » avendo molto in pratica la maniera di Giotto - Neltramezzo di detta chiesa era» quando questo libro delle Vite de’ pittori»scultori, ed architetti si stampò la prima, volta » unatavolina a temperastata dipinta da Giotto con infinita diligenza, dentro la quale era la_*
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