270 Seconda Parte.
lointeresto» che egli aveva nella chiese vecchia, che la cappèlla, eT altare maggiore era di casa loro , vi durò grandissima fatica . Anzi daprincipio, innanzi che si fustino riscoflì i danari, fecondo che eranotassati i sepultuarj, e chi ci aveva cappelle ; egli di suo spese molte mi-gliaia di scudi, de’quali fu rimborsato . Fatto dunque consiglio sopradi ciò, fu mandato per Filippo, il quale facesse un modello con tuttequelle utili, e onorevoli parti, che si poteste, e convenissero a untempio cristiano ; laonde egli si sforzò, che la pianta di quello edifi-zio si rivoltaste capopîedi ; perché desiderava sommamente , che lapiazza arrivaste lungo Arno : acciocché tutti quelli, che di Genova , edella Riviera, e di Lunigiana, del Pisano, e del Lucchese passassero di■vMrhn dì s.spìrîu, stuivi, vedestino la magnificenza di quella fabbrica . Ala perché certi ,non ? proseguita . per non rovinare le caie loro, non vollono ; il desiderio di Filippo nonebbe effetto . Egli dunque fece il modello della chiesa, e insieme quellodell' abitazione de’ frati in quel modo, che sta oggi. La lunghezza dellaSi fila chiesa, e il chiesa fu braccia i6i. e la larghezza braccia 54. e tanto ben ordinata ,convento solo. che non si può fare opera, per ordine di colonne , e per altri ornamen-
ti , né più ricca, né più vaga, né più ariosa di quella . E nel vero senon suste stato dalla maladizione di coloro» che sempre , per parered’intendere più che gli altri, guastano i principi belli delle cose, fa-rebbe questo oggi il più perfetto tempio di Cristianità: così come perquanto egli è , è il più vago, e meglio spartito di qualunque altro ; sebene non è secondo il modello stato seguito, come si vede in certi prin-cipi di fuori, che non hanno seguitato l’ordine del di dentro, coma pa-re , che il modello voleste , che le porte , ed il ricignimento delle fine-Erreri perche egli stre faceste . ò'onovi alcuni errori, che gli tacerò, attribuiti a lui, i qua-nonsinìl'opera. li si crede, che egli , se l’aveste seguitato di fabbricare , non gli arebbe
comportati : poiché ogni sua cosa con tanto giudizio, discrezione , in-gegno, e arte, aveva ridotta a perfezione . Quest’ opera lo rendè me-desimamente per uno ingegno veramente divino . Fu Filippo facetisefimo nel suo ragionamento» e molto arguto nelle risposte: come su»quando egli volle mordere Lorenzo Ghiberti, che aveva compero unpodere a monte Morello » chiamato Lepriano ; nel quale spendeva duevolte più, che non ne cavava entrata : che venutogli a fastidio lo vendè .Domandato Filippo , qual fusse la miglior cosa» che facesse Lorenzo:pensando forse per la nimicizia » eh’ egli doveste tastarlo » rispose : Ven-dere Lepriano . Finalmente divenuto già molto vecchio > cioè di an-ni 69.l’anno 1446. a dì 16. d’Aprile se n’ andò a miglior vita , dopoessersi affaticato molto in far quelle opere , che gli fecero meritare inDi lui maggiore . fa terra nome onorato » e conseguire in cielo luogo di quiete. Dolse infi-lastima dopo morte . ultamente alla patria sua » che lo conobbe » e lo stimò molto più morto ,che non fece vivo e fu seppellito con onoratissime esequie 1 , e onore in
s. Ma-
I Giustamente furono poste le memorie » bedue architetti di questa chiesa , ma la me-Grotto , e a! £runclIe r ;o , perche furono am- rito altresì Arnolfo , che fa il primo archi-
Sue arguzie «
Sua morte .
tetto >