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Tomo primo.
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VITA D’ANTONIO FILARETEE DI SIMONE

SCULTORI FIORENTINI.

E Papa Eugenio quarto 1 , quando deliberò far dibronzo la porta di s. Piero di Roma, avelie fattco dili-genza in cercare d’ aver uomini eccellenti peir quellavoro, siccome ne’tempi suoi arebbeagevolmentepotuto fare , estèndo vivi Filippo diSer Brunellesco,Donate Ilo , ed altri artesici rari, non farebbe? statacondotta que 11' opera in così sciamata maniera, come ella si vtede ne >tempi nostri. Ma forse intervenne a lui, come molte volte fUol<e avve-nire a una buona parte de’ Principi, che o non s’ intendono dell’ ope-Trmripi deeru> prex.- re , o ne prendono pochissimo diletto. Ma le consideraflòno di quantaxarc git alesiti te- importanza sia il fare stima delle persone eccellenti nelle colè jpubbli-miimi * c p e , per la fama , che se ne lascia , non làrebbono certo così str raca rati

nè essi, nei loro ministri ; perciocché chi s'impaccia con artefice vili,ed inetti, dà poca vita ali’ opere , ed alla fama : lènza che si fa ingiuriaal pubblico, e al secolo in che si è nato ; credendosi rifòlutamcente dachi vien poi, che se in quella età si fossero trovati migliori miaestri,quel Principe si farebbe piuttosto di quelli servito, che de gì’ inietti » eplebei. Estèndo dunque creato Pontefice Panno 1431- Papa Eugenioquarto, poiché intese, che i Fiorentini facevano 2 fare le porte dis. Giovanni a Lorenzo Ghiberti, venne in pensiero di voler fare simil-mente di bronzo una di quelle di s. Piero; ma perché non s’intendevadi così fatte cose , ne diede cura a i suoi ministri ; appresso a i qualiAtrtema e Sment ebbono tanto favore Antonio Filatele allora giovane, e Simone fratelloforme l» porta dif*» Donato, ambi scultori Fiorentini, che quell' opera fu allogata loro .iutre . Laonde messovi mano , penarono dodici anni a finirla : e sebbene Papa

Eugenio si fuggì di Roma, e fu molto travagliato per rispetto de' con-cilj coloro nondimeno, che avevano la cura di s. Piero, fecero di ma-niera 5

Tersa di s. Pietro ditéma mal fotta .

1 Questo passo è riportato ne'Dialoghi so-pra le tre arti stampati in Lucca nel 1754.per provare, che i Signori, che intrapren-dono qualche opera insigne appartenente alledette arti , bisognerebbe , che se n' intendes-sero da vero: n se non se n’ intendessero , co-noscessero > e confessassero la loro ignoranza ,c fi rimettessero al giudizio di quelli, chesanno con fondamento , e non a coloro , chefi danno il carattere ideale d'uomo di buongusto » perché altrimenti gettan via gran som-me di danari per farsi deridere per secoli . La

porta , di cui qui parla il Vasari, è barbaraassai pi» di quello , che fi possa esprimere conle parole , oltre 1’ esservi espresse moire diso-nestà degli Dei de’ Gentili ■ Gran cosa J Tan-te belle cose , ch’eranojin s. Pietro > fatte dauomini eccellenti, sono state mutate » e questaporta , che per molti capi meritava d’ esser({istrutta , ancora sussiste •

I Voleva dire : avevan fotte , poiché La*genio IV. fu creato Papa Panno nel 1431.quando le porte erano state fatte nel 1414.

3 Intende del Concilio di Costan» Sic.