Stirin fattagli deuMichelagnolo .
T rancesco 1‘ Indacosuo fratello anco neicostumi .
Sue opere in Monte -fulciano , e in Area, -
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512 Seconda Parte.
ni loro col troppo, e bene spesso suor di proposito, e senza discrezio-ne cicalare, perché ragionare non si può dire , non essendo in similiper lo più né ragione , né giudizio; lo mandò Michelagnolo, per le-varselo dinanzi, allora che aveva forfè altra fantasia, a comperare de’fichi ; ed uscito , che Jacopo fu di casa , gli serrò Michelagnolo f usciodietro con animo, quando tornava , di non gli aprire. Tornato dun-que l’Indaco di piazza, s’avvide, dopo aver picchiato un pezzo laporta in vano, che Michelagnolo non voleva aprirgli ; perché venuto-gli collera, prese le foglie , edi fichi, e fattone una bella distesa insulla soglia della porta, si partì, e stette molti mesi , che non volle fa-vellare a Michelagnolo. Pure finalmente rapattumatosi, gli sii più ami-co che mai - Finalmente estèndo vecchio di 68. anni si morì in Roma.
Non dissimile a Jacopo su un suo fratello minore chiamato per pro-prio nome Francesco, e poi per soprannome anch’ egli l'Indaco, chesu similmente dipintore più che ragionevole . Non gli fu dissimile, dico,nel lavorare più che mal volentieri , c nel ragionare assai, ma inquesto avanzava costui Jacopo , perché sempre diceva male d’ognuno,e l’opere di tutti gli artefici biasimava . Costui dopo avere alcune coselavorate in Montepulciano e di pittura , e di terra , fece in Arezzoper la compagnia della Nunziata, in una tavoletta per 1* udienza, unaNunziata , ed un Dio Padre in cielo , circondato da molti angeli informa di putti. E nella medesima città fece la prima volta , che vi an-dò il duca Alessandro, alla porta del palazzo de’ Signori, un arco trion-fale bellissimo con molte figure di rilievo ; e parimente a concorrenzad’altri pittori, che assai altre cose per la detta entrata del Duca lavo-rarono, la prospettiva d’una commedia , che su tenuta molto bella.Dopo andato a Roma , quando vi fi aspettava l’imperatore Carlo V. vifece alcune figure di terra , e per il popolo Romano un’ arme a frescoin Campidoglio, che fu molto lodata . Ma la miglior opera , che maiuscisse delle mani di costui, e la più lodata , su nel palazzo de’ Mediciin Roma 1 , per la duchessa Margherita d’Austria uno studiolo di stuc-co tanto bello, e con tanti ornamenti, che non è possibil veder me-glio ; né credo, che sia in un certo modo possibile far d’ argento quello ,che in questa opera l’Indaco fece di stucco. Dalle quali cose si sa giu-dizio , che , se costui si suste dilettato di lavorare , e avesse esercitatol’ingegno , egli farebbe riuscito eccellente . Disegnò Francesco affaibene, ma molto meglio Jacopo, come si può vedere nel nostro libro .
VITA
i Onesto palazzo i eh* è presto piazea Navone, è flato pochi ansi addietro compratodalla Dateria,