§3 Terza Parte.
principali j un s. G iorgio armato » che ha uno stendardo in mano, fi-gura fiera, pronta , vivace , e con bella attitudine. Evri un s. Bar-tolommeo ritto, che merita lode grandissima, infieme con due fan-ciulli , che suonano uno il liuto, ei' altro la lira ; ali' uno de' quali hafatto raccorre una gamba j e posarvi su lo strumento: le mani postealle corde inatto di diminuire: l’orecchio intento ali’armonia: eiatesta volta in alto, con la bocca alquanto aperta, d’ una maniera ,che chi lo guarda » non può discredersi di non avere a sentire ancor lavoce. Il simile sa 1' altro , che acconcio per lato con un orecchio ap-poggiato alla lira » par , che senta 1’ accordamento, che fa il suono conil liuto , e con la voce , mentre che facendo tenore , egli con gli occhia terra va seguitando , con tener fermo, e volto l’orecchio al com-pagno , che suona, e canta : avvertenze, e spiriti veramente inge-gnosi ; e così stando quelli a sedere > e vestiti di velo s che maravi-gliosi e industriosamente dalla dotta mano di fra Bartolommeo sonocondotti, e tutta l’opera con ombra scura sfumatamente cacciata. Fecepoco tempo dopo un’ altra tavola dirimpetto a quella, la quale è tenu-ta buona 1 » dentrovi la nostra Donna , ed altri Santi intorno. Meritòlode straordinaria, avendo introdotto un modo di fumeggiar le figure ,in modo che ali' arte aggiungono unione maravigliosi , talmente.»che pajono di rilievo» e vive, lavorate con ottima maniera, e per-*V Ti*o^* t t*ndi‘ar- ^ ezione * Sentendo egli nominare l'opere egregie di Michelagnolo fat«
grido
tesici
te a Roma» così quelle del grazioso Raffaello : e sforzato dal grido»che di continuo udiva delle maraviglie fatte da i due divini artefici*con licenza del priore si trasferì a Roma » dove trattenuto da fra Ma-rianoFetti » frate del Piombo» a Montecavallo in s. Silvestro 2 » luogosuo» gli dipinse due quadri di s. Pietro» e s. Paolo. E perché non gliriuscì molto il far bene in quell'aria» come aveva fatto nella Fioren-tina; atteso che fra le antiche » e moderne opere , che vide» e in tan-ta copia» stordì di maniera, che grandemente scemò la virtù » e laeccellenza, che gli pareva avere ; deliberò di partirsi, e lasciò a Raf-faello da Urbino » che finisse uno de’quadri, il quale non era finito »che fu il s. Piero ; il quale tutto ritocco di mano del mirabile Raffael-lo, fu dato a fra Marrano e così se ne tornò a Fiorenza , dov’era
stato morso più volte, che non sapeva fare gl’ignudi. Volle egli dun-Per mostrar valore que mettersi a prova , e con fatiche mostrare, eh’era attissimo ad ogni^ eccellente lavoro di quell' arte , come alcun altro Laonde per provafece in un quadro un s. Sebastiano ignudo » con colorito molto alla
carne
Tom a a îirenie »
1 Ed è veramente buona, anzieccellente tanto, che Pietro da Cor-tona la prese per di Raffaello, manon è tanto eccellente, quanto l’al-tra, rispetto alla composizione.
2 Convento al presente de' PP.Teatini.
3 Questi due quadri sono adessonel palazzo pontificio di Monteca-vallo nell’ appartamento de’ Princi-pi ; e in Roma son presi ambedue perdi Raffaello da tutti i pittori piùperiti.