66 Terza Parte.
zoni, i quali con allegrezza , e rifa finirono queir opera. Alle mono-nache di s. Giuliano diFiorenza fece la tavola dell’altar maggiore re,che in Guafionda lavorò in una sua stanza, insieme con un’ altra nellellamedesima chiesa d’un Crocifisso con angeli, e Dio Padre, figurandadola Trinità in campo d’oro a olio. Era Mariotto persona inquietiilitisi-ma, e carnale nelle coso d’amore, e di buon tempo nelle coso de delvivere; perché venendogli in odio le lofi iicherie , e gli stillamentuitidi cervello della pittura, ed estèndo spesso dalle lingue de’ pitrorrorimorso , come è continua usanza in loro, e per eredità’ mantenuta ta;fi risolvette darsi a più basta, e meno faticosa, e più allegra arte ; <; eLascia la professione , aperto una bellissima osteria suor della porta s. Gallo, ed al pontontet fa il bettoliere. vecchio al Drago una taverna, ed osteria, fece quella molti mesiesi,
dicendo, che aveva presa un’arte , la quale era senza muscoli, scorar-ti , prospettive , e quel eh’ importa più , senza biasrno , e che queluel-la, che aveva lasciata , era contraria a questa , perché imitava la lacarne , e il sangue , e questa faceva il sangue , e la carne : e chequivuiviognora si sentiva , avendo buon vino, lodare, e a quella ogni giormrnofi sentiva biasimare. Ma pure venutagli anco questa a noja , rimorlorsoLascia tal sordide*.. dalla viltà del mestiero, ritornò alla pittura, dove fece per Fiorenzmzaza , e terna a dipt- quadri, e pitture in casa di cittadini; e lavorò a Gio. Maria Beniniin-snere ' tendi tre storiette di sua mano . E in casa Medici, per la creazione de di
Leone X. dipinse a olio un tondo della sua arme , con la Fede, 1, laSperanza, e la Carità, il quale sopra la porta del palazzo loro stett ettegran tempo. Prese a fare nella compagnia di s. Zanobi, a lato ali allacanonica di s. Maria del Fiore, una tavola della Nunziata, equelliellasua Nunziata in fan con molta fatica condusse . Aveva fatto far lumi a posta, e in fu 1’ opope-Zanvbt di mova ma- ra j a volle lavorare , per potere condurre le vedute , che alte , e lonion-tane erano abbagliate , diminuire, e crescere a suo modo . Eraglien en-trato in fantasia , che le pitture , che non avevano rilievo , e forza za ,ed insieme anche dolcezza , non Fissero da tenere in pregio ; e perch chéconosceva, eh’ elle non si potevano fare uscire del piano senza ombre re ,le quali, avendo troppa oscurità , restano coperte , e se son dolcilci,non hanno forza , egli arebbe voluto aggiugnere con la dolcezza u; uncerto modo di lavorare, che 1’ arte fino allora non gli pareva, chcheavesse fatto a suo modo ; onde , perché se gli porse occasione in queslest’opera di ciò fare, si mise a far perciò fatiche straordinarie, le quali fi siconoscono in un Dio Padre, che è in aria, ed in alcuni putti, chcheson molto rilevati dalla tavola , per un campo scuro d’una prospetti,va , eh’ egli vi fece, col cielo d’ una volta intagliata a mezza botte , elichegirando gli archi di quella, e diminuendo le linee al punto , vaddim mieta in dentro, che pare di rilievo ; oltre che vi sono alcuni ange*e-li, che volano , spargendo fiori, molto graziosi.
Quest’ opera su disfatta, e rifatta da Mariotto innanzi, che 1 Uconducesse al suo fine più volte, scambiando ora il colorito o pivi»
chiaro o,