Con-lettotu i »
hit corrivisiere*
68 Terza Parte.
per disegno, colorito, e diligenza , e per una miglior maniera , chemostrò nelle cose , eh’ei fece, condotte con molta diligenza. £ an-corché in Fiorenza ne siano poche, ciò si può vedere oggi in casa diGio. Batista di Agnol Doni, in un quadro d’ una spera colorito a olioa uso di minio, dove sono Adamo, ed Eva ignudi, che mangiano ilpomo, cosa molto diligente : e un quadro d’un Cristo deposto di cro-ce , insieme co i ladroni, dove è uno intrigameli to bene inteso discale . Quivi alcuni aiutano a depor Cristo, ed altri in so le spalle por-tano un ladrone alla sepoltura, con molte varie, e capricciose atti-tudini , e varietà di figure, atte a quel soggetto , le quali mostrano ,eh’ egli era valentuomo . Il medesimo su da alcuni mercanti Fiorentinim Unghc- condotto in Ungheria, dove fece molte opere, e vi so stimato assai. Maquesto pover’ uomo fu per poco a rischio di capitarvi male, perchéessendo di natura libero, e sciolto, né potendo sopportare il fasti-dio di certi Ungheri importuni , che tutto il giorno gli rompevano ilcapo con lodare le cose di quel paese , come se non fosse altro bene ,o felicità , che in quelle loro stufe , e mangiare , e bere , nè altragrandezza, o nobiltà, che nel loro Re, e in quella Corte , e tutto ilresto del Mondo fosse fango ; parendo a lui, come è in effetto, chenelle cose d’Italia foste altra bontà , gentilezza » e bellezza ; straccouna volta di queste loro sciocchezze , e perventura essendo un pocoallegro, gli scappò di bocca , che valeva più un fiasco di trebbiano ,e un berlingozzo , che quanti re , e reine furono mai in quei paesi .E se non si abbatteva , che la cosa dette nelle mani ad un vescovo ga-lantuomo, e pratico delle cose del Mondo ( e che importò il tutto)discreto , e che seppe , e volle voltare la cosa in burla , egli impara-va a scherzar con bestie; perché quelli animalacci Ungheri , non in-tendendo le parole , e pensando , eh’ egli avesse detto qualche granrìschi , ej cosa, come se egli fosse per torre la vita, e lo stato al loro Re , lovolevano a furia di popolo» senza alcuna redenzione» crocifiggere.Ma quel vescovo da bene lo cavò d’ogni impaccio» stimando» quanto' meritava , la virtù di quel valentuomo , e pigliando la cosa per buon
verso, lo rimise in grazia del re , che intesa la cosa , se ne prese sol-lazzo , e poi finalmente su in quel paese a stài stimata, ed onorata lavirtù sua. Ma non durò la sua ventura molto tempo , perché non po-tendo tollerare le stufo, nè quell’ aria fredda , nimica della sua com-plessione , in breve si condusse a fine , rimanendo però viva la gra-zia , e faina sua in quelli » che lo conobbero in vita , e che poi di ma-no in mano videro l’opere sue .
VITA