Vita del Fattore , e di Pbll. da Mod. 207chese, e di chiunque lo conosceva . Ebbe costui un fratello similmen- Lu(/t ^, att n ete dipintore chiamato Luca , il. quale lavorò in Genova con Ferino Fattore J dipinse colsuo cognato» e in Lucca ,, e in. molti altri luoghi, d’Italia. E linai- vaga, e passo in in-mente se n’ andò in Inghilterra, dove avendo alcune cole lavorate a \ghtlterra .re,e per alcuni mercanti, si diede finalmente a far disegni, per man-dar fuori stampe di rame intagliate da' Fiamminghi, e così ne man- F tee disegni per /odò fuori molte , che si conoscono ,, oltre alla maniera , al nome suo .
e fra l'altre è sua opera una carta, dove alcune femmine sono in unbagno; 1 ’ originala della quale di propria mano di Luca, è nel no-stro libro - Fu discepolo di Gio. Francesco Lionardo, detto il Pisto-ja , per esser Pistoiese , il quale lavorò alcune cose in Lucca : e in littore luonpiuoteRoma fece molti ritratti di naturale : e in Napoli per il vescovo.d’Ariano, Diomede Caraffa oggi cardinale, fece in 5. Domenicouna tavola della lapidazione di s. Stefano in una sua cappella - E inmonte Oliveto ne fece un’altra, che su posta ali' altar maggiore, elevatane poi, per dar luogo a un’ altra di simile invenzione di manodi Giorgio Vasari Aretino. Guadagnò Lionardo molti danari conque’ signori Napoletani ». ma ne fece poco capitale , perché se gligiuocava di mano in mano, e finalmente si morì in Napoli * lascian-do nome d.'essere stato buon coloritore, ma non già d’avere avutomolto buon disegno . Viste Gio. Francesco anni 40. e l’opere sue fu-rono circa al 1528.. Manli il fattore di
Fu amico di Gio. Francesco, e discepolo anch^egli di Raffaello**®* *»»»' -Pellegrino da.Modana, il quale avendosi nella pittura acquistato nomedi bello ingegno nella patria , deliberò, udite, le maraviglie di Ras- pellegrino da Moda-saello da Urbino, per corrispondere, mediante P affaticarsi, alla»*» discepolo di Ras-'speranza già conceputa di lui, andarsene a Roma,, laddove giunto 'si pose con Raffaello , che niuna cosà negò mai agli uomini virtuosi .
Erano allora in Roma infiniti giovani , che attendevano- alla pittura »
ed emulando fra loro, cercavano l’un 1’ altro avanzare nel disegno ,
per venire in graziasti Raffaello , e guadagnarsi nome fra. i popoli,
perché attendendo, continuamente Pellegrino agli studj , divenne ,
oltre al disegno,, di pratica maestrevole nell’arte. E quando Leo- x
ne X. fece dipignere le logge a Raffaello,, vi lavorò anch’ egli. in ^tTIpaTe ^llue
compagnia degli altri giovani, e riuscì tanto bene , che Raffaello si opere di Rasatile .
servì poi di lui in molt’altre cose . Fece Pellegrino in sant’ Eustachio
di Roma , entrando in chiesa tre figure in fresco a uno al tare : e nella
chiesa de' Portoghesi alla Scrofa la cappella dell’altar maggiore in.
fresco, insieme con la tavola 1 . Dopo avendo in s. Jacopo della. Cappella in s. Gia-
nazione Spagnuola fatta fare il cardinale Alborenfe una cappella a- t ftn9 spaganolt..
doma di molti: marmi , e da Jacopo Sansovino un s. Jacopo di
marmo , aito quattro braccia e mezzo , e molto lodato ; Pellegrino
vi
l Le pitture di s. Eustachio, e di s, Antonino fono perite nel ri-fabbricare le dette chiese.