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Tomo secondo.
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tuofi , e faceva,versi Toscani >

47« Terza P'àr t^. ' r,v

finì, come non fece anche molte altre -cose , alle quali avèâclžlprincipio. Aveva fra Sebastiano vicino al Popolo una affai buona -sa, la quale egli fi avea murata , ed in quella con grandissima con-tentezza si vivea, senza più curarsi di dipignere , o lavorare ; usan-do fpeslo dire , che è una grandissima fatica avere nella vecchiezzaa raffrenare i furori, a’ quali nella giovinezza gli artefici per utili-tà , per onore , e per gara si sogliono mettere ; e che non era menprudenza cercare di viver quieto, che vivere con le fatiche inquie-to , per lasciare di se nome dopo la morte , dopo la quale hanno an-co quelle fatiche , e l’opere tutte ad avere, quando che sia, fine,e morte . E come egli queste cose diceva , così a suo potere le met-teva in esecuzione, perciocché i migliori vini, e le più preziose co-se , che avere si potessero, cercò sempre d' avere per lo vitto suo ,Era amico de’ vir. tenendo più conto della vita , che dell' arte . E perché era amicis.

fimo di tutti gli uomini virtuosi, spesso avea seco a cena il Molza 1 ,e M. Gandolfo 2 3 , facendo bonissima cera. Fu ancora suo grand is.fimo amico M. Francesco Verni Fiorentino , che gli scrisse un capi-tolo 5 , al quale rispose fra Sebastiano con un altro assai beilo,come quelli, che essendo universale , seppe anco a far versi Tosca-ni , e burlevoli accomodarsi. Essendo fra Sebastiano morto da alcu-ni , i quali dicevano , che pure era una vergogna ; che poiché egliaveva il modo da vivere , non volesse più lavorare, rispondeva aquesto modo : Ora , che io ho il modo da vivere , non vo’ far nulla ,perché sono oggi al Mondo ingegni, che sanno in due m si quello ,che io soleva fare in due anni ; e credo, s’io vivo molto, che nonandrà troppo, si vedrà dipinto ogni colà . E da che questi tali fannotanto, è bene ancora, che ci sia , chi non faccia nulla, acciocchéeglino abbino quel più , che fare . E con simili, ed altre piacevo-lezze si andava fra Sebastiano , come quelli, eh’era tutto faceto,e piacevole, trattenendo ; e nel vero non fu mai il miglior compa-gno di lui. Fu, come si è detto, Bastiano molto amato da Michela-

gnolo; ma è ben vero , che avendosi a dipingere la faccia della_»

cappella del Papa , dove oggi è il Giudizio di esso Bonarroti, fu fraloro alquanto di sdegno, avendo perifraso fra Sebastiano al Papa,che la faceste fare a Michelagnolo a olio , laddove e sto non volevafarla se non a fresco . Non dicendo dunque Michelagnolo né sì, néno , e acconciandosi la faccia a modo di fra Sebastiano, si stette cosìMichelagnolo senza metter mano ali’ opera alcuni mesi ; ma estèn-do

Scusa per no» lavorare, e suo detto.

Contesa di Michela-gnolo col frate .

1 Molza , poeta celebre Morso-ne se .

2 Questi è sorse Messer GandoI-so Porrini a cui indirizzò il Caia ilcapitolo sopra il nome di Giovanni.

3 II capitolo, che il Berni scrisse

a fra Bastiano , comincia • Tadrea me più che gli altri Reverendo ,Che son Reverendissimi chiamati ,E la lor reverenti io non inten-do .