486 Terza Parte.
belle 9 e varie invenzioni , che da essi furono fatte nello smarrimen-to, avendo diviso quella in certi tondi, ed ovati per lette pianetidel Cielo, tirati da i loro animali : come Giove dals aquile , Ve-nere dalle colombe , la Luna dalle femmine , Marte da’ lupi, Mer-curio da’ galli, il Sole da’ cavalli, e Saturno da’ serpenti, oltre idodici segni del Zodiaco , ed alcune figure delle quarantotto im-magini del Cielo, come 1 ’ Orsa maggiore , la Canicola , e molt’ al-tre , che per la lunghezza loro le taceremo senza raccontarle perordine , potendosi 1’opera vedere; le quali tutte figure sono per lamaggior parte di mano di Perino • Nel mezzo della volta è un ron-do con quattro figure finte per Vittorie, che tengono il regno delPapa, e le chiavi, scortando al disotto in su , lavorate con maestre-vole arte , e molto bene intese ; oltre la leggiadria, eh’egli usò ne-gli abiti loro, velando l’ignudo con alcuni pannicini sottili, che inparte scuoprono le gambe ignude, e le braccia, certo con una gra-ziosissima bellezza : la quale opera fu veramente tenuta , ed oggi an-cora si tiene per cosa molto onorata, e ricca di lavoro, e cosa allegra,vaga, e degna veramente di quel Pontefice , il quale non mancòriconoscere le loro fatiche , degne certo di grandissima rimunerazio-F sudata achixroft »- ne • bece Perino una facciata di chiaroscuro, allora mestasi in uso perto . ordine di Polidoro , e Maturino, la quale è dirimpetto alla casa del-
la marchesa di Massa , vicino a maestro Pasquino 1 , condotta moltogagliardamente di disegno , e con somma diligenza . Venendo poi,il terzo anno del suo pontificato, Papa Leone a Fiorenza , perchéin quella città si fecero molti trionfi , Perirò , parte per vedere lapompa di quella città , e parte per rivedere la patria , venne in-nanzi alla Corte, e fece in un arco trionfale, a santa Trinità , unafigura grande di sette braccia bellissima , avendone un’ altra a suaconcorrenza fatta Toto del Nunziara , già nell’ età puerile suo con-ytndb a TiorettM, in- corren * e • Ma parendo a Perino ognora mille anni di ritornarsenedi a nona, e dipinsi Roma, giudicando molto differente la misura, ei modi degliil giardino dell' ar. artefici da quelli, che in Roma si usavano, si partì di Firenze 9"vescovo di Cipri. E là se ne ritornò , dove ripreso sordine del solito suo lavorare,fece in sant’ Eustachio dalla dogana, un s. Piero in fresco 2 , ilquale è una figura , che ha rilievo grandissimo, fatto con sempliceandate di pieghe , ma con molto disegno, e giudizio lavorato. Es-sendo in questo tempo P arcivescovo di Cipri in Roma , uomo mol-to
i Questa è la famosa statua an- 2 Nel risarcir questa chiesa fu-rie a di Pasquino, che consiste in rono gettate a terra le pitture diun torso con la testa, d’eccellentil- Baldalsar Peruzzi, di Pellegrin Ti-simo lavoro, ma guasta malamente baldi , e questo s. Pietro di Pe-stai tempo , e più dalla barbarie . rino.
La facciata dipinta da Perino è pe-rita .