Ss iS Terza Parte.
che aveva Domenico opinione , che le cose colorite a tempera fi man-tenessero meglio 5 che quelle colorite a olio, dicendo, che gli pa-reva, che più iutiero invecchiate le cose di Luca da Cortona, de’Pollaiuoli , e degli altri maestri , che in quel tempo lavorarono aolio, che quelle di fra Giovanni, di fra Filippo, diBenozzo, edegli altri , che colorirono a tempera innanzi a questi ; per questo ,Tavola a tempera in dico, fi risolvè , avendo a fare una tavola per la Compagnia distansan Bernardino, con B ern ardino, in stula piazza di s. Francesco , di farla a tempera ; em’i”. * V ° n * così la condusse eccellentemente , facendovi dentro la nostra Don-na con molti Santi . Nella predella, la quale fece similmente atempera » ed è bellissima , fece s. Francesco , che riceve le stma-rnate , e s. Antonio da Padova , che per convertire alcuni eretici ,fa il miracolo dell’ asino, che s’inchina alla stacratissima Ostia ; es. Bernardino da Siena , che predica al popolo della sua città in fustorie a fresco nelle la piazza de’ Signori . Fece similmente nelle facce di questa Compa-frcciatt. gnia due storie in fresco della nostra Donna, a concorrenza d’ alcu-
ne altre, che nel medesimo luogo avea fatte il Soddoma • In unafece la visitatone di s. Elisabetta , e nell’ altra il transito della Ma-donna , con gli Apostoli intorno; 1’una , e l’altra delle quali ès> incammina a Ge- molto lodata . Finalmente dopo estere stato molto aspettato a Ge-nova per h lavori nova dal principe Doria , visi condusse Domenico, ma con grandel principe Dona. fatica , come quelli, eh’era avvezzo a uria sua vita riposata , e lìcontentava di quel tanto , che il suo bisogno chiedeva lènza più :oltre che non era molto avvezzo a far viaggi ; perciocché avendolimurata una casetta in Siena , ed avendo fuori della porta a Camol-lia un miglio una sua vigna, la quale per suo passatempo facevafare a sua mano , e vi andava sp.lso ; non si era già un pezzo moltoridipinge una sto- discostato da Siena . Arrivato dunque a Genova , vi fece una storiari * - a canto a quella del Pordenone , nella quale si porrò molto bene , ma
non però di maniera eh’ ella si possa fra le sue cose migliori anno-Toma alia vita li- verare . Ma perché non gli piacevano i modi della Coite, ederabera della patria, avvezzo a viver libero, non stette in quel luogo molto contento,anzi pareva in un certo modo stordito ; perché venuto a fine diquell’ opera , chiese licenza al principe , e si partì per tornarsenea casa, e passando da Pisa per v-dere quella città, dato nellemani a Batista del Cervelliera, gli furono mostrare tutte le cosepiù notabili della città , e particolarmente le tavole del Stagliano »ed i quadri , che fono nella nicchia del duomo dietro ali’ altaremaggiore. In tanto Sebastiano della Seta operarlo del duomo,Pasta per Visa, deve avendo inteso dal Cervelliera le qualità, e virtù di Domenico,\ttudrî* ***** ^ desideroso di finire quell’ opera , stata tenuta in lungo da Gio.
Antonio Sogliam , allogò due quadri della detta nicchia a Dome-nico, acciocché gli lavorasse a Siena , e di là gli mandasse fatti aPisa, e così fu fatto. In ano è Moiré , che trovatoli popolo ave-re sa-