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Tomo secondo.
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Vita di Niccolò ditto il Tribolo. §65■no ; del qual palazzo de' Pitti, che è il più bello d’ Europa, siparlerà altra volta con migliore occasione . Dopo queste cose fumandato il Tribolo da sua Eccellenza nell'isola dell’Elba » non va «II'isola dell' El-soio perché vedeste la città , e il porto , che vi aveva fatto fare , ma b*.ancora perché deste ordine di condurre un pezzo di granito tondodi dodici braccia per diametro , del quale si aveva a fare una tazzaper lo prato grande de’ Pitti, la quale riceveste 1’ acqua della fonteprincipale . Andato dunque colà il Tribolo, e fatta fare una scafa aposta per condurre questa tazza, ed ordinato a gli scarpellini ilmodo di condurla , se ne tornò a Fiorenza ; dove non fu sì tosto ^ ^ f

arrivato , che trovò ogni colà pieno di rumori , e maledizioni con- t mTie\’fiumi ‘dittitra di se , avendo di que’ giorni le piene , e inondazioni fatto gran- rigettati,dissimi danni intorno a que’ fiumi, eh’ egli aveva rassettati ; an-corché forse , non per suo difetto 1 in tutto, fosse ciò avvenuto.

Comunque foste j o la malignità d’alcuni ministri, e forse l’in-vidia» oche pure fosse così il vero, fu di tutti que’danni datala colpa al Tribolo , il quale non essendo di molto animo , ed anziscarso di partiti, che no , dubitando , che la malignità di qual-cheduno non gli facesse perdere la grazia del Duca , si stava di ma-lissima voglia, quando gli sopraggiunse , essendo di debole com-plessione , una grandissima febbre a dì 20 . d’ Agosto 1’ anno 1 55-3.nel qual tempo, essendo Giorgio in Firenze per far condurre 2 . questo travaglio

Roma i marmi delle sepolture, che papa Giulio III. fece fare i n >’•"firmi.s. Piero a Montorio , come quelli, che veramente amava la virtùdel Tribolo, lo visitò, e confortò, pregandolo, che non pen-sasse se non alla sanità, e che guarito si ritraeste a finire l’operadi Castello, lasciando andare i fiumi, che piuttosto potevano affo-gargli la fama, che fargli utile , o onore nessuno. La qual cosa,come promise di voler fare , arebbe , mi credo io , fatta per ognimodo , se non suste stato impedito dalla morte , che gli chiuse gliocchj adì 7 . di Settembre del medesimo anno. E così l’opere diCastello, state da lui cominciate , e messe "innanzi, rimasero i ni-perfette; perciocché sebbene si è lavorato dopo lui ora una cosà»e ora un’ altra , non però vi si è mai atteso con quella diligenza»e prestezza , che si faceva , vivendo il Tribolo, e quando il signorDuca era caldissimo in quel!’ opera. E di vero , chi non tira in-nanzi le grandi opere , mentre coloro, che fanno farle , spendonovolentieri, e non hanno maggior cura, è cagione , che si devia ,e si lascia imperfetta l’opera , che arebbe potuto la sollecitudine ,

e stu-

1 II difetto del Tribolo su in caioo. anni dopo Benedetto Ca-credere di sapere una scienza, che stelli nel suo Trattato dell’acquenon aveva per anco i principi, e correnti,i fondamenti , che le diede cir-