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Tomo secondo.
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572
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Situa, del conte Vgo-lino descritta do—tDante , scolpita incera da [tetro .

Poi gittata in bron-zo .

Statua nella piar.**di Fisa .

572 Terza Parte.

gono pesci guizzare , e uccelli acquatici in varie parti volare . Fi-nito questo fiume, il Vinci ne fece dono a Luca, il quale lo presen-tò alla Duchessa » e a lei su molto caro, perché allora essendo in Pisadon Garzia di Toledo suo fratello , venuto con le galere , ella lodonò al fratello 5 il quale con molto piacere lo ricevette per lefonti del suo giardino di Napoli a Ghiaja. Scriveva in questo tempoLuca Martini sopra la Commedia di Dante alcune cose , ed avendomostrata al Vinci la crudeltà descritta da Dante , la quale usa-rono i Pisani» e P arcivescovo Ruggieri contro al conte Ugolinodella Gherardesca » facendo lui morire di fame con quattro suoifigliuoli nella torre , perciò cognominata della fame » porse occa-sione » e pensiero al Vinci di nuova opera» e di nuovo disegno -Però » mentre che ancora lavorava il sopraddetto Fiume, misemano a fare una storia di cera » per gettarla di bronzo » alta piùd’ un braccio » e larga tre quarti » nella quale fece due figliuolidel Conte morti » uno in atto di spirare P anima : uno » che vintodalla fame» è presso ali’estremo» non pervenuto ancora ali’ulti-mo fiato : il padre in atto pietoso > e miserabile > cieco, e di do-lore pieno va brancolando sopra i miseri corpi de’ figliuoli distesiinterra- Non meno in quelPopera mostrò il Vinci la virtù deldisegno » che Dante ne’ suoi versi mostrasse il valore della poesia ,perché non meno compulsione muovono in chi riguarda gli atti for-mati nella cera dallo scultore » che facciano in chi ascolta gli ac-centi , e le parole notate in carta vive da quel poeta . fi per mo-strare il luogo , dove il caso segui» fece da piedi il fiume d’Ar-no » che tiene tutta la larghezza della storia ; perché poco disco-sto dal fiume è in Pisa la sopraddetta torre ; sopra la quale figuròancora una vecchia ignuda » secca» e paurosa » intesa per la fame »quasi nel modo » che la descrive Ovidio . Finita la cera , gettò lastoria di bronzo » la quale sommamente piacque, ed in Corte » eda tutti fu tenuta cosa singolare 1 . Era il duca Cosimo allora in-tento a beneficare » ed abbellire la città di Pisa » e già di nuovoaveva fatto fare la piazza del mercato con gran numero di bot-teghe intorno » e nel mezzo mise una colonna alta dieci braccia »sopra la quale» per disegno di Luca» doveva stare una statua inpersona della Dovizia. Adunque il Martini, parlato col Duca »e messogli innanzi il Vinci, ottenne » che ’l Duca volentieri gliconcesso la statua » desiderando sempre sua Eccellenza d’ajutare ivirtuosi » e di tirare innanzi i buoni ingegni. Condusse il Vincidi travertino la statua tre braccia e mezzo alta » la quale moltofu da ciascheduno lodata ; perché avendole posto un fanciulletto

a' pie*

i Di questo bellissimo bassori- no , sé ne trovano molte copie f*t-fievo, eh’ è totalmente basso , per- te di gesso »che rileva pochissimo sopra il pia-