6§8 Terza Parte.
eh’ entrano nelle cappelle, in una figura dal mezzo in su , il ri-tratto d’un frate converso di quel monastero, il quale allora travivo , e aveva cento venti anni, tanto bene, e pulitamente fat-ta , con vivacità, e prontezza, eh’ella merita, che per essa loiafi scusi il Puntormo della stranezza, e nuova ghiribizzosa manie-ra, che gli pose addosso quella solitudine, e lo star lontano dalcommercio de gli uomini. Fece oltre ciò , per la camera del prio-re di quel luogo, in un quadro, la Natività di Cristo, fìngen-do , che Ci ti leppo nelle tenebre di quella notte faccia lume a_,Gesù Cristo con una lanterna, e questo per stare in sulle mede-sime invenzioni, e capricci, che gli mettevano in animo le stam-GiudAio M Vasari p e Tedesche. Nè creda niuno, che Jacopo sia da biasimare , per-fer v imitazione del c j,£ C g|j imitasse Alberto Duro nell’ invenzioni, perciocché que-sto non è errore, e 1’ hanno fatto, e fanno continuamente moltipittori. Ma perché egli tolse la maniera stietta Tedesca in ognicosa, ne’panni, nell’aria delle teste, e P attitudini, il che do-veva fuggire, e servirsi solo dell’ invenzioni , avendo egli inte-ramente con grazia , e bellezza la maniera moderna. Per la fo-resteria de’medesimi padri fece in un gran quadro di tela colo-rita a olio, senza punto affaticare, o sforzare la natura, Cristoa tavola con Cleofas, e Luca , grandi quanto il naturale ; e per-ciocché in quest’opera seguitò il genio suo , ella riuscì vera-mente maravigliosa , avendo massimamente fra coloro , che-,servono a quella mensa , ritratto alcuni conversi di que’ fra-ti , i quali ho conosciuto io , in modo che non possono e si.sere nè più vivi , nè più pronti di quel che sono . Bronzi-no in tanto , cioè mentre il suo maestro faceva le sopraddetteopere nella Certosa , seguitando animosamente gli studj della pittu-ra , e tuttavia dal Puntorno , eh’ era de’ suoi discepoli amorevole ,inanimito, fece senza aver mai più veduto colorire a olio in sulmuro , sopra la porta del chiostro, che va in chiesa , dentro , so-pra un arco, un s. Lorenzo ignudo in fu la grata , in modo bello ,che si cominciò a vedere alcun segno di quell’ eccellenza, nellaquale è poi venuto , come si dirà a suo luogo ; la qual cosa a Jaco-po , che già vedeva , dove quell’ ingegno doveva riuscire , piacqueinfinitamente . Non molto dopo , essendo tornato da Roma Lo-dovico di Gino Capponi, il quale aveva compero in s. Felicita lacappella , che già i Barbadori fecero fare a Filippo di fer Erunel-lesso, ali’entrare in chiesa a man ritta, si risolvè di far dipigneretutta la volta, e poi farvi una tavola con ricco ornamento. Ondeavendo ciò conferito con M. Niccolò Vespucci cavaliere di Rodi,il quale era suo amicissimo , il cavaliere , come quelli che eraamico anco di Jacopo , e da vantaggio conosceva la virtù , e va-lore di quel valentuomo, fece, e disse tanto, che Lodovico al-