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Tomo terzo.
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Vita di Batista Franco. 59

chieggono, e che nel servirsi delle cose d altri si dee fare per fatta maniera» che non si conosca così agevolmente. Si accorsedunque tardi Batista d aver perduto tempo suor di bisogno die-tro alle minuzie de' muscoli > e al disegnare con troppa diligenza ,non tenendo conto dell altre parti nell arte . Finita quest' opera ,che gli su poco lodata » si condusse Batista » per mezzo di Bartolom-meo Genga » a'servigi <^1 cluca d' Orbino per dipignere nella-. . . , .chiesa 3 e cappella» che è unita col palazzo dUrbino una gran - peri* Duca.dissima volta . E giunto » si diede subito senza pensare altro » afare i disegni secondo linvenzione di quel!opera» e sènza farealtro spartimento. E così » a imitazione del Giudizio del Bonarroto ,figurò in un cielo la gloria de Santi » sparsi per quella volta sopracerte nuvole» e con tutti i cori de gli Angeli intorno a una nostraDonna» la quale » essendo assunta in Cielo 3 è aspettata da Cristo inatto di coronarla» mentre stanno partiti in diversi mucchi i patriar-chi » i profeti » le sibille » gli apostoli, i martiri » i confessori, e levergini ; le quali figure in diverse attitudini mostrano rallegrarsidella venuta di essa Vergine gloriosa. La quale invenzione sarebbestata certamente grande occasione a Batista di mostrarsi valentuo-mo » se egli avesse preso miglior via » non solo di farsi pratico necolori a fresco; ma di governarsi con miglior ordine » e giudizio intutte le cose » che egli non fece . Ma egli usò in quest opera il me-desimo modo di fare » che nellaltre sue; perciocché fece semprele medesime figure » le medesime effigie » i medesimi panni » e le me-desime membra. Oltrachè il colorito su senza vaghezza alcuna» eogni cosa fatta con difficoltà » e stentata . La onde finita del tutto»rimasero poco sodisfatti il duca Guidobaldo , il Genga » e tutti glialtri » che da costui aspettavano gran cose» esimili al bel disegno»che egli mostrò loro da principio . E nel vero per fare un bel disegnoBatista non aveva pari» e si potea dir valentuomo. La qual cosaconoscendo quel Duca » e pensando » che i suoi disegni messi in ope-ra da coloro » che lavoravano eccellentemente vasi di terra a CastelDurante » i quali si erano molto serviti delle stampe di Raffaello daUrbino » e di quelle, daltri valentuomini» riuscirebbono benissi-mo; fece fare a Batista infiniti disegni » che messi in opera in quellasorta di terra gentilissima sopra tutte 1 * altre dItalia » riuscirono * eet ' dt i e ì' n f(cel etlcola rara . Onde ne furono fatti tanti S e di tante sorte vasi » quantiy-^ sim»tistmi.sarebbono bastati» estati orrevoli in una credenza reale. E le pit-ture » che in essi furono fatte» non sarebbono state migliori 3 quan-do fossero state fatte a olio da eccellentissimi maestri . Di questivasi adunque » che molto rassomigliano » quanto alla qualità dellaterra » quel!' antica » che in Arezzo si lavorava anticamente al tem-po di Porsena re di Toscana » mandò il detto duca Guidobaldo unacredenza doppia a Carlo V- imperatore » e una al cardinal Farnese »

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