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Tomo terzo.
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7 °

VITA

DI GIOVANFRANCESCORUSTICI

SCULTORE, ED ARCHITETTO FIORENT.

Gran cose ad ogni modo, che tutti coloro , ! qua-Ciudit» di Leremo u furono della scuola del giardino de' Medici, e

Mtdici in promuove- favoriti del Magnifico Lorenzo vecchio , furono

re (virtuosi. tutti eccellentissimi; la qual cosa d’altronde non

può essere avvenuta» se non dal molto , anzi infinitogiudizio di quel nobilissimo signore , vero Mecena-te degli uomini virtuosi ; il quale come sapeva conoscere gli inge-gni , e spiriti elevati, così poteva ancora , e sapeva riconoscergli ,e premiargli. Portandosi dunque benissimo Giovansrancesco Rusti-ci cittadin Fiorentino nel disegnare, e fare di terra mentre eragiovinetto , fu da esso magnifico Lorenzo , il quale lo conobbespiritoso } e di bello , e buon ingegno, messo a stare , perché impa-rasse , con Andrea del Verrocchio, appresso al quale stava simil-mente Lionardo da Vinci, giovane raro, e dotato d'infinite vir-ligustici imparo dal té* perché piacendo al Rustico la bella maniera, e i modi di Lio-Vìnci. nardo , e parendogli, che l'aria delle sue teste , e le movenze del-

le figure fuslòno più graziose , e fiere , che quelle d’ altri, le qua-li avesse vedute giammai, si accostò a lui, imparato che ebbe a get-tare di bronzo , tirare di prospettiva, e lavorare di marmo , e do-po , che Andrea su andato a lavorare a Venezia. Stando adunqueil Rustico con Lionardo, e servendolo con ogni amorevole som-me ssione , gli pose tanto amore esso Lionardo , conoscendo quelgiovane di buono , e sincero animo, e liberale , e diligente , e pa-ziente nelle fatiche dell’arte , che non faceva né più qua , nèpiù là di quello che voleva Giovansrancesco ; il quale, perciocché, ol-tre ali’ essere di famiglia nobile , aveva da vivere onestamente ,faceva 1’ arte più per suo diletto, e desiderio d’onore , che perguadagnare . E per dirne il vero, quegli artefici, che hanno per ul-*il bisogno fruttivi timo, e principale fine il guadagno, e Putile, e non la gloria,artefici. e P onore , rade volte, ancorché sieno di bello, e buono ingegno,

riescono eccellentissimi- Senza, che il lavorare per vivere, comesanno infiniti aggravati di povertà, e di famiglia , ed il fare nona capricci, e quando a ciò sono volti gli animi, e la volontà , maper bisogno dalla mattina alla sera , é cosa , non da uomini, cheabbiano per fine la gloria, e sonore, ma da opere, come si dice,e da manovali ; perciò?ché s opere buone non vengon fatte senza

essere