Vita di Giovanfrancesco Russici . 77
bellissima lumiera nel mezzo , onde si vedevano tutti in viso guar-dando intorno. Quando furono adunque posti a tavola dentro al pa-juolo benissimo accomodato, uscì del mezzo un albero con molti rami,che mettevano innanzi la cena, cioè le vivande, a due per piatto.
E ciò fatto, tornando a basto , dove erano persone , che sonavano, dilì a poco risorgeva di sopra , e porgeva le seconde vivande , e dopole terze , e così di mano in mano; mentre attorno erano serventi,che mescevano preziosissimi vini ; la quale invenzione del pajuolo ,che con tele , e pittura era accomodato benissimo, su molto lodatada quelli uomini della Compagnia . In questa tornata il presente delRustico fu una caldaja fatta di pasticcio, dentro alla quale Ulissetuffava il padre per farlo ringiovanire; le quali due figure eranocapponi lessi, che avevano forma di uomini, sì bene erano accon-ci le membra , e il tutto con diverse cose tutte buone a mangiare.
Andrea del Sarto presentò un tempio a otto facce , simile a quellodi s. Giovanni, ma posto sopra colonne . Il pavimento era un gran-dissimo piatto di gelatina con Ipartimenti di varj colori di musaico :le colonne, che parevano di porfido , erano grandi, e grossi salsic-ciotti : le base , e i capitelli erano di cacio Parmigiano : i cornicio-ni di paste di zuccheri, e la tribuna era di quarti di marzapane .
Nel mezzo era posto un leggìo da coro fatto di vitella fredda con unlibro di lasagne , che aveva le lettere, e le note da cantare , di gra-nella di pepe ; e'quelli che cantavano al leggìo, erano tordi cotti colbecco aperto, 0 ritti con certe camiciuole auso di cotte, fatte direte di porco sottile; e dietro a questi per contrabbasso erano due pip-pioni grossi, con sei ortolani, che facevano il sovrano. Spillo pre-sentò per la sua cena un magnano , il quale avea fatto d’una gran-de oca , o altro uccello simile, con tutti gli strumenti da potereracconciare, bisognando, il pajuolo . Domenico Puligo d’una por-chetta cotta fece una fante con la rocca da filare allato , la quale guar-dava una covata di pulcini, e aveva a servire per rigovernare ilpajuolo. Il Robetta per conservare il pajuolo fece d' una testa di vi-tella, con acconcime d’ altri untumi, un’incudine, che su moltobella, e buona ; come anche furono gli altri presenti, per non di-re di tutti a uno a uno di quella cena, e di molte altre , che ne fe-done» La Compagnia poi della Cazzuola , che fu simile a questa , e strane invemdella quale fu Gio-Franceseo, ebbe principio in questo modo. Estèndo di cene fate da’P anno 1512. una sera a cena nell’orto , che aveva nel Campacelo .
Feo d’Agnolo gobbo, sonatore di pifferi, e persona molto piace-vole, esso Feo , ser staffano Sagginati, ser Raffaello del Beccajo,sor Cecchino de’profumi, Girolamo del Giocondo, e il Baja, ven-ne veduto , mentre che si mangiavano le ricotte , al Baja in un can-to dell’ orto , appresso alla tavola, un monticello di calcina , den-trovi la cazzuola , secondo che il giorno innanzi l’aveva quivi lasciata
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